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SEMINA CANAPA 2019



Palata. Linea Verde, programma della domenica mattina di Rai Uno, arriva a Palata.

Domani pomeriggio, infatti, mercoledì 12 ottobre, intorno alle 14.30 un elicottero sorvolerà il paese per effettuare una serie di riprese aeree. La notizia è stata pubblicata sulla pagina facebook del Comune del paese basso molisano; tema delle riprese dall’alto sarà «la valorizzazione della produzione e trasformazione della canapa». Nessuna altra informazione, solo che la registrazione andrà in onda nella puntata di domenica 23 ottobre all’interno del programma Rai dedicato all’Italia e alle eccellenze agricole dell’intero Paese.

Fonte: Primo Numero

Pubblicato in Dicono di noi

Qual’è lo stato attuale della coltivazione di canapa in Italia e dell’industria per la sua lavorazione? Abbiamo parlato di questo ed altro con Rosario Scotto, presidente di Sativa Molise, un’associazione che riunisce aziende agricole e alimentari insieme a tecnici e imprenditori decisi a sperimentare la produttività della canapa nel territorio molisano.

Sativa Molise è una nuova realtà nel mondo della canapa industriale italiana. Chi siete e quali sono i vostri obiettivi?
Sativa Molise è stata fondata da quattro giovani che credono nella nuova generazione della canapa in Italia. Io sono il presidente, Davide Petrollino è biotecnologo e vicepresidente, Marzio Ilario Fiore è imprenditore agricolo e tesoriere, e Tarquinio Di Felice è un esperto in farine. È un’associazione senza scopo di lucro che rappresenta alcune aziende agricole decise a introdurre canapa nelle loro coltivazioni. Queste imprese rendono oggi disponibili 2mila ettari in Molise e alcune centinaia di ettari in Abruzzo per realizzare una filiera molisana della canapa, dal seme al prodotto finito a chilometro zero.

Come avete cominciato e quali ostacoli si sono presentati?
Abbiamo seminato 22 ettari per iniziare le sperimentazioni con semi di provenienza nordeuropea. In Molise la canapa è scomparsa da molti anni e quindi non erano disponibili dati utili per capire le migliori modalità di coltivazione. Le varietà rese disponibili in Italia non presentano informazioni facilmente applicabili alla realtà territoriale molisana: abbiamo infatti alcuni appezzamenti a quota mare, ma la maggior parte si trova a circa 700 metri di altitudine. Stiamo puntando maggiormente sull’alimentare rispetto alla fibra perché i costi di trasporto ad Avetrana, il più vicino impianto di trasformazione del canapulo, sono troppo elevati. Durante la sperimentazione sul campo abbiamo collaborato e coinvolto nell’associazione aziende alimentari come oleifici, forni e pastai. Per cominciare la costruzione della filiera abbiamo effettuato i primi test su macchine di lavorazione che ci porteranno fra breve a costruire i nostri primi impianti.

Qual è lo scenario agricolo molisano in cui la canapa potrebbe insediarsi?
La canapa potrebbe contribuire alla rinascita dell’agricoltura molisana e al ripopolamento del suo territorio, in particolare in un alto Molise che sta subendo lo spopolamento e l’invecchiamento della popolazione. Abbiamo oltre 200mila ettari abbandonati a causa della crisi nella zootecnia e altri 200mila che necessitano di una nuova coltura da rotazione. Grano, girasole, barbabietola e fieno, ad esempio, non offrono più ritorni apprezzabili, mentre la canapa potrebbe essere perfetta per la rotazione se venisse creata una filiera. Potremmo quindi guadagnare un contributo alla rinascita e alla tutela del territorio insieme a nuovi prodotti alimentari locali di alto valore nutrizionale.

Cosa succede nelle altre regioni?
In Puglia come in altre regioni ci sono belle realtà con le quali speriamo di collaborare per un’integrazione della filiera a livello nazionale oltre che regionale. Le difficoltà sono molte visto che dagli anni ’40 ad oggi l’Italia è passata dalla posizione di leader mondiale nella canapa a una produzione su circa 500 ettari non coordinati e non realmente produttivi. Nel 2002 con i campi di Caserta e Ferrara siamo arrivati per breve tempo a oltre 1000 ettari seminati, con finanziamenti europei e privati che hanno permesso di costruire gli impianti per fibra e filati. Oggi però la produzione si è fermata e i problemi riguardano la rete di imprese, le logiche di finanziamento e le leggi che regolano il settore. Se crediamo in questa coltivazione dobbiamo contarci, misurare gli ettari e capire quali sono le aziende che possono e vogliono davvero investire, sperando che il legislatore fornisca presto normative più chiare e complete.

Come potrebbe migliorare la legge sulla canapa industriale italiana?
Anche se il problema principale è il coordinamento fra operatori della filiera, è vero che manca il supporto di leggi specifiche, ad esempio per la spremitura dei semi e per l’integrazione nelle accoppiate di rotazione delle colture. C’è poi il problema del contenuto di THC per i prodotti alimentari: questo dovrebbe essere portato dallo zero attuale allo 0,2%. Il prodotto resterebbe comunque non psicoattivo ma i processi di coltivazione e lavorazione risulterebbero semplificati. La situazione legislativa attuale sta anche ostacolando lo studio genetico e la ricostituzione di varietà locali stabili.

Cosa possono fare le associazioni per aiutare la rinascita della canapa italiana?
Dobbiamo passare da una situazione direi hobbistica ad una professionale, trovando e offrendo agli agricoltori le risorse e le competenze tecniche che finora le associazioni non sono state in grado di rendere disponibili. In questi anni molti hanno acquistato semi e poi lasciato le paglie sul campo per mancanza di filiera locale e in ogni caso non è possibile puntare solo sulla fibra. In Italia, la coltivazione di 300mila ettari è un obiettivo realistico se prima si fonda un organizzazione sovraregionale in grado di convogliare le risorse per il supporto alla filiera e di prevenire qualsiasi monopolio. Ci serve un progetto in grado di coinvolgere tutti per 15 o 20 anni di lavoro a ritmi serrati e il prossimo ciclo naturale di questa coltura va affidato ai giovani. Fra loro credo che Claudio Natile (presidente CanaPuglia, ndr) abbia dimostrato sul campo di avere le competenze per un ruolo da vice presidente di un vero organo di coordinamento della canapa in Italia.

Stefano Mariani 

Fonte: www.canapaindustriale.it

Pubblicato in Dicono di noi

Una delegazione dell’associazione Sativa Molise ha consegnato, il 4 Luglio ore 12, alla giunta del comune di Castel Petroso un dono particolare per il Santo Padre.

Il dono è composto da un saio realizzato in canapa antica tessuta a mano e un cesto di prodotti, alimentari e non, a base di canapa.il giorno successivo l'amministrazione ha deciso di farci un regalo immenso ci ha consentito di far recapitare personalmente al santo Padre il cesto attraverso le mani di una bimba di nome Sara ,figlia del presidente dell'associazione Rosario Scotto.

L'associazione ha partecipato alla realizzazione e composizione artistica dell'area nella quale il Santo Padre celebrerà messa , utilizzando strutture composte con piante di canapa industriale. Le piante provengono da coltivazioni dell’associazione Sativa Molise. questo ha dato anche l'opportunità di avere piacevoli conversazioni e riflessioni sul tema canapa con i rappresentanti delle forze dell'ordine i quali si sono mostrati interessati ed attenti al tema.

Fonte: Termoli TV

Pubblicato in Dicono di noi
Giovedì, 23 Giugno 2016 07:33

Il Settore

di Valerio Zucchini.

Si conviene con l’opinione comune che nei secoli scorsi la Canapa Italiana fosse la migliore qualitativamente, proprio per le caratteristiche delle varietà tradizionali e per i sistemi di lavorazione con la macerazione in acqua di torrenti oppure in maceratoi appositi come nella mia zona dove sono diventati addirittura patrimonio culturale da tutelare.

La Canapa è stata bene comune per la nostra rinascita economica tra la prima e la seconda guerra mondiale fonte di grandi business e introiti per lo sviluppo, fino al momento della introduzione sul mercato delle fibre sintetiche e alla successiva propaganda estera al riguardo degli effetti psicotropi negli anni 60° con riferimento ai “figli dei fiori”, mentre gli Americani coniavano il nome “ Marijuana” legato alle varietà ad alto contenuto di TH Quanto detto lo conoscono tutti ma in pochi sanno che le nostre coltivazioni di allora contenevano THC a valori molto più bassi ( 3 – 5% secondo i metodi di determinazione odierni) di quelli reperibili nel prodotto ludico oggi, tanto per dare una nota di colore, quelli che andavano a “battere” ( togliere le foglie dagli steli prima della macerazione) era nominati “i ridaru” ( quelli che ridono), questo per dire che le proprietà della Canapa sono da sempre state note, e il popolo conviveva con esse.

La fine della nostra epoca d’oro della Canapa arriva 2 decenni dopo la seconda mondiale, tutta la filiera produttiva si sposta nei paesi dell’Est.

Europeo gestiti dalla Russia attraverso il COMECOM e nella Jugoslavia per un effetto dei costi di produzione e richiesta di materia prima da noi sostituita dalle fibre sintetiche.

Ecco che a questo punto l’industria Russa riprende i progetti delle macchine di lavorazione Americane e Fiamminghe per incrementare le produzioni e ridurre i costi, la HIMLEMACH, piazza decine di linee di produzione nell’est Europa, mentre il nostro meccano/tessile pian piano muore ( F.lli Bolelli, Gardella, i più famosi) all’estero Makie, mentre sopravvivono, industrie storiche francesi DePorter, Union, Demeter, Temafa in Germania, che però storicamente lavorano solo il lino, che pur essendo una pianta da fibra liberiana, nulla ha che spartire con la Canapa.

Volendo concludere sul tema dello stato dell’arte, posso affermare senza timori di smentite che la più avanzata tecnologia impiantistica relativa alla Canapa è stata sviluppata nei paesi dell’est Europa, negli anni dal 60 – fino all’ 94, mentre tecnologie similari per il lino sono ormai consolidate da più di un secolo ancora oggi valide.

La spinta della comunità Europea dal 1998 alla coltivazione delle fibre naturali ha prodotto metodi di coltivazione e lavorazione, nuovi con lo scopo di ridurre i costi di produzione, ma lo scopo è stato disatteso per il basso livello qualitativo del prodotto finale, infatti la fibra in maggioranza destinata al settore dell’auto dovendo necessariamente passare per macchine meccaniche multi aghi, viene ovviamente rifiutata se il contenuto di parti legnose supera il 3% in peso, relegando anche il prodotto al prezzo delle fibre provenienti dal sudest Asiatico ( macerate in acqua e stigliate a mano) quindi in assenza di canapulo.

L’insistenza e la cocciutaggine dei nostri cugini d’oltralpe appoggiati dalle lobby del Lino, la spinta economica derivante dai Coffeeshops in Olanda, hanno mantenuto la Canapa in vita in tutti i paesi del nord Europa, valorizzando da prima il canapulo come lettiere per animali cavalli soprattutto, poi negli ultimi dieci anni per le costruzioni, calce e Canapa, riprendendo un metodo costruttivo antico come il mondo ma non propriamente Italiano.

Di recente negli ultimi anni la parte alimentare e nutrizionale è diventata di primaria importanza formando nuovi equilibri sul mercato mondiale, il tutto basato su varietà selezionate appositamente per la parte nutrizionale, semi e olii, il Canada è il leader del mercato, dato che della Cina ben poco è dato a sapere.

Una parte nuova del settore Agro-alimentare o meglio il settore relativo agli integratori alimentari proteine, farine proteiche, assieme alla sezione parafarmaceutica, rappresenta oggi la nuova frontiera di sviluppo della filiera con prodotti estremamente raffinati che il mercato dettaglio vengono venduti a prezzi elevatissimi, da 8K a 36.000 € /ton, senza contare tutta il gruppo dei prodotti per la parafarmaceutica che hanno dei prezzi ancora superiori.

La parte relativa alle fibre invece ha perso d’interesse prima per la mancanza di una vera e propria funzione nel mondo del tessile, poi per una progressiva migrazione dei laboratori di filatura, fino al momento della riscoperta del mondo del nonwoven – altrimenti detto tessuto non tessuto e applicato al mondo delle automobili, ma anche a tutto il comparto della edilizia come isolante per intercapedini, quest’ultimo oggi sostanzialmente esaurito con l’entrata in vigore delle nuove norme di isolamento termico e acustico degli edifici. Infatti il costo della fibra influisce in maniera preponderante sul costo degli isolanti ad alta densità favorendo quei prodotti fatti con materiali a più alto peso specifico (fibre di legno, riciclati, cellulose, ecc.) sempre e comunque prodotti da bio-architettura.

Di fibre si sente molto parlare ma purtroppo senza cognizione di causa, a volte per ignoranza o per incompetenza oppure molto più semplicemente per interesse di parte, tanto che ritengo di dover mettere in chiaro alcune delle menzioni che circolano sul mercato al fine di una miglior intesa.

Fibra industriale: come menzione questa non esiste tra le tante è proprio la meno appropriata per la definizione di un prodotto che elenco qui sotto cercando di delle dare spiegazioni semplici e precise.

Per fibra industriale si intende generalmente una fibra corta tra 2,5 – 10 cm. di lunghezza con una percentuale di residuo canapulo che i migliori impianti Tedeschi stimano non superiore al 3% ottenuto facendo passare gli steli di Canapa raccolti in modo disordinato (rotoballe o balle quadre) in un mulino macinatore, per separare le due parti con vagli successivi macchine . Spesso però questi prodotti hanno percentuali di canapulo e polveri decisamente maggiori (fino al 10 -15%) che non possono essere impiegate così come sono nel settore dell’auto necessitando di ulteriori passaggi in macchine di apertura e selezione aumentando costi e riducendo le rese.

Per dovere di chiarezza la famosa “fibra industriale” anche una volta pulita per bene non potrà essere impiegata nel mondo del tessile inteso come produzione di filato per vestiario ma unicamente per produzioni a titolo grossolano, sempre ammesso che sia rimasto in essere in Italia una filatura che possa lavorare fibre di Canapa al naturale.

Per contro è in modo chiaro e preciso che si riesce a definire la fibra lunga o lungo tiglio che se macerata in modo corretto sia in campo che acqua (bio-macerazione) che segue quelle tradizionali prassi di prima lavorazione, che hanno nel tempo reso famosa la nostra produzione, purtroppo a conoscenza dello scrivente non esistono più impianti in Italia capaci di eseguire la prima fase di pettinatura e di formazione dello stoppino base per la filatura.

La fibra lunga o lungo tiglio si potrebbe definire in modo molto più semplice a canapulo polveri ZERO tale da poter aggredire il mercato dell’automobile o dei nuovi bio-compositi in concorrenza con la fibra estera in attesa di una rinascita di quello che era il filato e il tessile tradizionale.

La frazione del canapulo che rappresenta 2/3 della biomassa secca prodotta dalla coltivazione, che tradizionalmente era bruciata, oggi con riferimento proprio alle normative Europee sull’isolamento acustico oltre che termico è divenuto un attore importante della sperata ricostruzione della filiera della Canapa, proprio perché se associato a calce o altro materiale da costruzione, rispecchia i dettami imposti dalle nuove normative, oltre a superare abbondantemente i test legati alla sua infiammabilità, tale da poter essere usato anche in edifici pubblici come scuole e ospedali, cosa sempre negata agli isolanti di fibra naturale.

Il canapulo acquisisce valore solo se viene immesso sul mercato in confezioni  ermetiche all’acqua per essere utilizzato nei cantieri edili, inoltre il confezionamento conferisce al prodotto una densità maggiore tale da ridurre i volumi e quindi di conseguenza i costi di trasporto, naturalmente l’impiego del prodotto a Km/0 favorisce il suo LCA, ma influisce nettamente sul prezzo di vendita che da c.a. 300 €/t. scende drasticamente a 120 – 135 €/t.

In conclusione il canapulo nelle sue varie frazioni dimensionali, grosso, medio, piccolo, solo se è accuratamente imballato, con un bassissimo contenuto di polveri e privo di fibre può essere venduto.

Solo ed unicamente a scopo esemplificativo di seguito una ipotesi economica dei ricavi producibili da una coltivazione gestita in trivalenza di prodotto.

Conto ricavi, basato su varietà monoica che permetta di sfruttare l’intero stelo oltre alla raccolta del seme.


Semi mondati e raccolti per ettaro 700 kg/ha umidità 9% (dato medio):

 

Prodotto Resa t/h Prezzo Medio € Totale €
 Fibre 23,0% 1,84 550 1.012,00
 Canapuli 62,0% 4,96 300 1.488,00
 Semi 8,8% 0,70 1.350 945,00
totale entrate/Ha 3.445,00
 
   % €/tonnellata
 Agricoltore 40 1.378 172,25
 1^ Lavorazione 60 2.067 258,37

 

Mentre sul fronte più specifico delle lavorazioni per il settore Alimentare si può in modo sintetico ipotizzare ben maggiori ricavi avendo a disposizione mulini e frantoi nuovi o da riconvertire.

 

Semi mondati e raccolti per ettaro 700 kg/ha umidità 9% (dato medio):

 

  Resa KG Prezzo Medio € Totale €
 Olio estratto 22% 154 € 16,00 2.464,00
 Farine Proteiche 20% 140 € 25,00 3.500,00
 Farine Fibrose 45% 315 € 12,00 3.780,00
totale entrate/Ha 9.744,00
 

 

 

Una ulteriore opportunità  per le piccole imprese è rappresentata dalle possibilità offerte dalla estrazione dei prodotti nutraceutici  per il settore parafarmacologico.

Infatti la Canapa offre la possibilità d’estrazione di vari principi attivi molti dei quali non sono psicotropi, oppure degli oli essenziali. La coltivazione specializzata per detti prodotti, può essere in alcuni casi sia in pieno campo che indoor, con tecniche non molto diverse dalla coltivazione tradizionale, o anche con il metodo definito “sinsemillia” generalmente indoor.


Olio essenziale

(ottenibile dalle cime) 1/10 di 8 t/h 1 % =  Kg. 8 di estratti prezzo di vendita medio € 3.800

Prezzi da € 25 a 108 confezioni da 10 ml

Estrazioni dei principi attivi (CBD – CBG) non psicotropi

                                     (THC – CBN) psicotropi

Prodotto estratto 75 g./m2 coltivazione prodotto da lavorare:

Per essere portato sul mercato e in forma ammissibile secondo UNDOC “Ufficio Droghe & Crimine Nazioni Unite” sotto la formula:

 

X = THC + CBN / CBD

se il rapporto risulta < 1 non è Droga

se il rapporto risulta > 1 è Droga

Un prodotto preso ad esempio (1% THC + CBN - 12% CBD) prezzo = € 200.000 Kg.

  • Confezioni da 10 ml (info da Danimarca 1500 kr. in € 202)

La coltivazione in campo di alcune varietà che abbiamo 0 THC è in avanzato stadio di realizzazione, in Francia, mentre il CRA Italiano sta lavorando al proposito.

La raccolta delle cime in pieno campo nella dovuta stagione non preclude in seguito la raccolta della restante parte degli steli, che in qualche caso e con i dovuti accorgimenti si riesce anche a portare a seme la coltivazione, di certo la si può tagliare e andanare per seguire il processo della estrazione delle fibre e utilizzo del canapulo.



Dettagli

Varietà di Canapa

Caratteristiche salienti

Le varietà di Canapa Italiana registrate nell’elenco EU sono relativamente poche, in genere tutte tradizionali di tipo dioico ( maschio e femmina su steli diversi) mentre sono in via di registrazione e di lancio sul mercato a cura del CRA, con l’ausilio di qualche impresa, le varietà monoiche Italiane (maschi e femmine sullo stesso stelo).

Il mercato del seme di Canapa oggi gestito da:

ASSOCANAPA SRL con la varietà tradizionale Carmagnola e una esclusiva di vendita di tutte le varietà Francesi, oltre alle varietà che il consorzio Francese ha come esclusiva dall’Ucraina.

FIBRANOVA SRL con le varietà CS Carmagnola Speciale, Fibranova ed alcune altre ma non presente sul mercato.

TOSCANAPA con le varietà Ungheresi KC Dora e Monica

VALERIO ZUCCHINI Consulting & Trading con una varietà UZO 31 di provenienza Tedesca e Finola Norvegese specializzata particolarmente per olio.

ELETTACAMPANA srl con una varietà tradizionale di tipo dioico recentemente recuperata

Le differenze tra le varietà sono importanti e definiscono in dettaglio i metodi di coltivazione, tempi di semina tempi di raccolta, macchine e sistemi per le operazioni in campagna.

Le differenze più evidenti sono le dimensioni delle tradizionali nei confronti delle varietà moniche, che per loro natura sono decisamente più costanti nelle loro fasi fenologiche ma soprattutto le dimensioni sono più idonee alle meccanizzazioni con tempi di maturazione semi molto più ridotti.

 

Metodi e macchine

La scelta del metodo e del tipo di produzione che si intende ottenere è strettamente legato alle scelte delle varietà, le caratteristiche specifiche della coltivazione, le epoche di raccolta nonché i metodi di raccolta e trasporto dalla campagna alla industria in breve qui sotto elencate.

 

Sezione agricola

Semina si esegue con macchine tradizionali o di precisione in funzione dei casi specifici ma non risultano criticità per qualsiasi metodologia si intenda applicare ivi compresa semina sul sodo con opportune macchine.

Raccolta del seme : effettuabile con macchine tradizionali compatibilmente alle dimensioni delle varietà. Le varietà tradizionali sono generalmente troppo alte per le trebbie concepite per prodotti bassi sorgo o grano.

Raccolta della fibra : sono disponibili solo attrezzature da fienagione inadatte al taglio e messa in andana ordinata per il successivo rivoltamento e raccolta in balle a falde ordinate ( vedi esempio la filiera del lino). Per la raccolta da fibra oggi si utilizzano barre di taglio mono o multiple e/o condizionatrici che lasciano sul campo un prodotto che viene raramente rivoltato, la tecnica non permette poi di riprendere il prodotto in falde ordinate.

Imballatrici per balle sia quadre che rotonde generalmente da fieno raccolgono il prodotto random e come tale viene riproposto ai sistemi di pulizia in modo casuale e che per questo motivo non sono in grado di restituire un prodotto a separazione perfetta così come richiesto dal mercato.

Un metodo non molto noto ma che è pur valido anche se presenta dei criteri che sono fuori dalla nostra tradizione agricola, conosciuto come raccolta primaverile, si esegue lasciando in campo gli steli in piedi senza tagliarli a trascorrere l’inverno fino alla primavera successiva o entrando in campo durante la stagione invernale con il terreno gelato. La tecnica ottiene la macerazione attraverso i batteri aerobici con il ridotto attacco di funghi, tale che sia il canapulo che le fibre ottenute non hanno cattivi odori come molto spesso avviene durante la fase di essiccazione o macerazione a terra soprattutto se non si rivolta l’andana.

 

 

Prima lavorazione alimentare

Raccolta del seme su varietà mediamente alte fino a 2,4 m. è fattibile con macchine combinate standard ma il prodotto per sua natura ha la necessità di un essiccatoio da campo o al centro di raccolta al fine di ridurre l’umidità tale da impedirne la fermentazione. Le macchine sono disponibili sul mercato, mentre per le piccole quantità, il telo, l’aia e l’aria estiva hanno sempre dato il risultato.



Prima lavorazione stelo

La prima lavorazione dello stelo è dipendente dalle necessità del prodotto finale che si vuole ottenere ed anche strettamente legato al prodotto in arrivo e dal suo sistema di raccolta.

Un prodotto in rotoballa o balla quadrata non potrà in modo industrialmente economico produrre fibre pulite a canapulo zero, mentre potrà produrre fibra corta con un residuo di canapulo più o meno alto tale da poter essere impiegata unicamente per TNT ( tessuti  non tessuti) termo fissati.

Il prodotto fibra lunga o lungo tiglio a canapulo zero per il tessile, lavorazioni TNT per auto agugliati meccanicamente è ottenibile unicamente da steli interi in falda ordinata, vedi linee per lavorazione del lino, ma con macchine di idonee dimensioni .

I fallimenti dei progetti passati dimostrano che risulta molto più semplice acquisire linee di lavorazione specifiche per Canapa, ormai note da 60 anni piuttosto che cercare di adattare la Canapa alle macchine da lino, oppure tentare di tagliare gli steli a metà ; Inoltre ad un esame attento le macchine da Canapa risultano meccanicamente diverse dalle macchine tradizionali da lino.

La raccolta primaverile fatta con tradizionali macchine trincianti rappresenta una semplificazione valida al processo per ottenere fibra corta e canapulo di ottima qualità; il metodo permette se gli steli vengono raccolti interi di operare con macchine tali da ottenere la fibra lunga “il lungo tiglio” a canapulo zero.

 

Bacini e aree d’influenza in funzione delle capacità impiantistiche

Le capacità impiantistiche oggi note e collaudate sono:

  • Solo fibra corta con lavorazione e imballo del canapulo con capacità da 4 – 8 ton/ora
  • Fibra lunga e corta con lavorazione e imballo del canapulo con capacità da 2,5 – 3 ton/ora
  • Solo fibra industriale con lavorazione senza imballo del canapulo con capacita da 1 -2 ton/ora
  • Solo fibra industriale con lavorazione (come punto 3) raccolta primaverile cippato

Le aree di influenza sono strettamente legate al territorio e dipendenti dai costi d’investimento impiantistico, e quindi risulteranno sempre più grandi in funzione delle necessità di materia prima impiantistica .

  • 40 ton/giorno x 220 g/anno = 8800 ton/anno = media ponderale = 1000/ha.
  • 22,5 ton/giorno x220 g/anno = 4900 ton/anno = media ponderale = 620/ha.
  • 12 ton/giorno x 220 g/anno = 2640 ton/anno = media ponderale = 330/ha.

Fermo restando che si deve considerare un raggio d’influenza del centro di recupero paglie in quello che viene in maniera molto semplicistica definita una “giornata di camion” in considerazione del fatto che i costi di trasporto sono rappresentati soprattutto dal tempo di carico e scarico più che dal costante costo kilometrico di trasferimento oltre che a prendere visione delle condizioni specifiche si può dire che nell’ambito di 4 o 5 impianti situati strategicamente sul territorio sarebbero certamente in grado di soddisfare l’esigenza di smaltimento delle paglie su tutta Italia, fermo restando che questi possano produrre tutti i prodotti che il mercato richiede.

La sezione di filiera riguardante il seme può essere più frazionata rispetto alle lavorazione delle paglie infatti i costi d’investimento per piccoli impianti industriali o addirittura artigianali risultano più alla portata, anche se si manifestano fin da subito le criticità per il controllo qualitativo dei prodotti destinati alla alimentazione.

La filiera della Canapa avrebbe davanti delle inimmaginabili opportunità se solo si avesse la possibilità di gestire la stessa nei termini di tutte le coltivazioni agricole, pur mantenendo fermo la regolamentazione dettata dalla Comunità Europea e nel rispetto dei vincoli delle Nazioni Unite.

Ciò premesso, si dovrebbe:

Applicare la circolare del Ministero della Salute che autorizzerebbe di fatto all’immissione sul mercato di prodotti con tracce di THC non superiore alle quantità ammesse dalla Comunità Europea

Modificare le norme per la pubblicità essendo la Canapa nell’elenco dei prodotti proibiti

Applicare i contenuti e le raccomandazioni delle Nazioni Unite in materia di droga per dare un forte impulso alla produzione artigianale e/o  industriale per prodotti parfarmaceutici  quali integratori alimentari. 

Favorire la nascita di poli di raccolta e lavorazione delle paglie,  completi per l’estrazione delle fibre, in particolare le fibre a contenuto zero di canapulo  e del canapulo per la bioedilizia completo di imballo ermetico all’acqua.

Consolidare nuove attrezzare per  l’agricoltura e l’industria della Canapa  con mezzi idonei e specifici per la coltivazione della stessa e non con sistemi e macchine prestate da altre filiere (vedi il lino) che tanto danno hanno arrecato alla Canapa .

Occorre inoltre il riconoscimento da parte delle autorità per l’inserimento della Canapa come pianta oleosa,  specifica oggi solo riconosciuta al Lino tra le piante da fibra liberiane

Non ultimo riterremmo importante l’obbligo di riportare sull’ etichetta  di tutti i prodotti alimentari derivati l’indicazione della  varietà del seme usato e della  relativa provenienza, per ottenere il massimo della tracciabilità

E’ indispensabile una organizzazione FEDRERATIVA NAZIONALE che possa riunire le varie Associazioni Regionali che si sono formate sul territorio tale da poter gestire in modo bilanciato gli interessi di filiera e non gli interessi privati di singole Aziende che determinano l’andamento e gli indirizzi di tutta la filiera Italiana della Canapa; l’ organismo dovrebbe avere anche il compito di indirizzare i vari coltivatori o operatori del settore nelle scelte per le migliori varietà, metodi, punti di raccolta, con consigli interessati unicamente allo sviluppo della filiera Canapa indipendentemente dalle varie organizzazioni e società patrocinanti.

 

Conclusioni :

  • Promuovere l’intero comparto mettendo in primo piano le nuove applicazioni a più alto valore  aggiunto, alimentare, cosmetico, parafarmaceutico  ( tracce di THC  o tolleranze % nei prodotti);
  • Promuovere le applicazioni in edilizia del canapulo che è 2/3 della coltivazione;
  • Istituire almeno 4/5 centri di raccolta e lavorazione  delle  paglie per l’estrazione del canapulo e la lavorazione delle  fibre pulite a canapulo 0  o x lungo tiglio pronte per le nuove tecnologie dei compositi  o per la ricostruzione del settore tessile;
  • Indispensabile una regolamentazione del settore che permetta la commercializzazione dei prodotti, con provenienza esposta in etichetta, oltre a una tracciabilità che non lasci dubbi;
  • Le contribuzioni e le agevolazioni dovrebbero poter giungere anche agli Agricoltori  convogliando verso l’agricoltura  parte  dei contributi e stimoli finanziari  tali  da promuovere l’adozione di tecniche che permettano l’ottenimento di materie prime idonee alle esigenze di trasformazione dei nuovi prodotti;
  • Equiparazione della Canapa  al Lino anche nel settore semi  per olio.

 

Pubblicato in Canapicoltura

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