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CANAPA SATIVA



La Pianta

La canapa appartiene alla famiglia delle Cannabinacee che a sua volta appartiene all’ordine delle Urticales. Le Urticali sono generalmente piante legnose o erbacee con fiori poco appariscenti, che possono essere riuniti in infiorescenze oppure isolati.

Questi sono spesso unisessuali e le piante sono dioiche, cioè con fiori femminili e maschili portati da individui distinti, ma in alcuni casi, i due organi sessuali, pur rimanendo separati, sono portati dalla stessa pianta (monoicismo).

La famiglia delle Cannabinacee è poi suddivisa in due generi: la Cannabis, che è il nome latino della canapa, e l’Humulus (es: il luppolo). Sono piante della flora spontanea dei paesi a clima temperato e, nel caso dell’Humulus, anche a clima temperato freddo dell’emisfero boreale. La classificazione ha da sempre suscitato notevoli controversie tra i botanici che se ne sono occupati. L’ampia distribuzione geografica della specie e la diversificazione prodotta dal miglioramento genetico, finalizzato a diverse destinazioni d’uso, hanno determinato la formazione di un numero elevatissimo di tipi, distinti per caratteristiche morfologiche, anatomiche e produttive. Il polimorfismo che contraddistingue le piante di canapa coltivate in diversi areali, per scopi diversi, o quelle addomesticate da quelle spontanee, è alla base di tutte le classificazioni che hanno suddiviso il genere Cannabis in più specie, o la specie C. sativa in più varietà botaniche. In realtà anche oggi, con i moderni approcci della botanica sistematica, non si è ancora in grado di delineare una netta demarcazione neppure tra i tipi coltivati e quelli spontanei (Lucchese et al., 2001)

Tutte le specie di Cannabinacee, in misura maggiore la canapa, attraverso particolari ghiandole dell’infiorescenza femminile, producono secrezioni contenenti un principio attivo, il tetraidrocannabinolo, meglio conosciuto con la sigla THC.

Le classificazioni più recenti tendono a considerare le sub-specie sativa ed indica come appartenenti alla stessa specie Cannabis sativa. Le due sub-specie si differenziano in modo continuo per numerosi caratteri, ma soprattutto per il contenuto in sostanze psicotrope, che oscillano tra valori dello 0,3% e inferiori, nella sottospecie sativa a valori che possono arrivare fino all’1% nella sottospecie indica (Venturi e Amaducci, 1999).

Questa pianta erbacea è caratterizzata da abbondante biomassa e raggiunge notevoli produzioni di sostanza secca in un ciclo colturale relativamente breve.

Una pianta pienamente sviluppata è costituita, all’incirca, dal 10% di radici, 60-70% di stelo, 15-20% di foglie e 5-15% di semi della massa totale. La sostanza secca totale comprende il 90% di cellulosa e emicellulosa ed il 4% di lignina.

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