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CANAPICOLTURA



28 Agosto - 3 settembre 2016, Isili-Mamone-Is Arenas

Nell'ambito delle attività della Rete Rurale Nazionale, il CREA-Centro Politiche e Bioeconomia organizza una Summer School sui temi dell'agricoltura sociale in collaborazione con il Ministero di Giustizia presso le tre colonie penali agricole della Sardegna (Isili, Mamone, Is Arenas).L'obiettivodella Summer School è fornire ai partecipanti le conoscenze e le capacità per realizzare progetti di agricoltura sociale che tengano conto dei bisogni del territorio e delle comunità locali, delle risorse delle aziende agricole, delle competenze dei soggetti coinvolti.Possono
partecipare 15 persone interessate ad avviare o implementare attività di agricoltura sociale presso aziende agricole, cooperative sociali, associazioni o altre realtà operative e che siano in possesso di laurea breve o magistrale o di diploma di scuola superiore di ogni ordine. 
Possono partecipare, inoltre, 4 detenuti ospiti delle colonie penali agricole, selezionati dal Ministero di Giustizia. 

Le iscrizioni dovranno pervenire all'indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. entro il 24 luglio p.v.

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Pubblicato in News
Lunedì, 18 Luglio 2016 06:55

Mercato Europeo

autori:
Michael Carus, Luis Sarmento

maggio 2016

La canapa è una coltura multifunzionale che offre fibre, canapulo, semi e prodotti farmaceutici. Attualmente la fibra viene utilizzat per le carte peso leggero, come materiale isolante e per i biocomposti. Il canapulo, il nucleo legnoso interno dello stelo, è utilizzati per lettiere per animali e delle costruzioni. I semi di canapa, piccoli ma con un alto valore nutritivo, possono essere consumati crudi o pressati in olio di semi di canapa, che ha un profilo di acidi grassi eccellente e unico. Entrambi, i semi e l'olio sono utilizzati per l'alimentazione umana e animale. Il non-psicotropo cannabinoidi CBD è un integratore alimentare e farmaceutico interessante derivato anch’esso dalla canapa industriale.

La canapa industriale è stata coltivata in Europa per molte centinaia di anni. Attraverso il Medioevo e fino alla fine dell’epoca delle grandi spedizione via mare, la canapa era una coltura importante in molti paesi europei, tra cui Regno Unito, Francia, Paesi Bassi, Germania, Spagna e Italia. Le applicazioni più importanti per la fibra forte erano tela per vele e sacchi, tubi dell'acqua, tela e tessuti, così come corde.

Oggi la canapa è una coltura di nicchia, coltivato su 25.000 ettari nell'Unione europea (2015). A causa delle sue proprietà uniche, in particolare i suoi benefici ambientali e l'alta resa di fibre tecniche naturali, la canapa è una coltura importante per l'economia a base biologica.

Nell'estate del 2012,  Associazione Europea industriali della canapa (dell'EIHA) ha condotto la prima indagine completa sulla coltivazione, la lavorazione e in particolare le domande di fibre di canapa, canapulo  e semi. E 'stata l'analisi più dettagliata del mercato della canapa europea mai realizzata (Carus, M. et al 2013: l'industria europea della canapa: coltivazione, lavorazione e le applicazioni per fibre, canapulo e semi, Ottobre 2013; www.eiha.org.).

Nel 2015, un sondaggio per un aggiornamento dei dati per l'anno 2013 è stata condotta da Nova-Institute. Nel seguente rapporto allo sviluppo 2010-2013 viene presentato e discusso.

Dati di base sulla coltivazione e trasformazione

L'indagine riguarda la raccolta del 2013, relativa a una superficie totale di coltivazione di 15.700 ettari. La prima figura mostra lo sviluppo della zona di coltivazione dal 1993. Tra il 1993 e il 1996 la coltivazione della canapa industriale è stato legalizzato nella maggior parte degli Stati membri, altri seguirono dopo. Nel 2011 la zona di coltivazione è diminuita al suo valore più basso dal 1994 (circa 8.000 ettari), ma l’aumento nel 2012, 2013 e 2014, per raggiungere infine 25.000 ettari nel 2015. Nel 2016 un ulteriore aumento è previsto. I principali Stati Uniti coltivazione sono la Francia e Olanda. Negli ultimi anni, molti nuovi paesi europei hanno iniziato o ampliato il loro coltivazione della canapa, principalmente per la produzione di semi di canapa.

Figura 1: La canapa coltivazione Area nell'UE 1993-2015, Fonte: Commissione UE e Nova-Institute sondaggi (nova / dell'EIHA 2016)

Dai 15,700 ettari nel 2013, 85.000 tonnellate di paglia di canapa sono state raccolte e lavorate:

  • fibra 25.000 tonnellate metriche
  • 000 tonnellate metriche (SHIV base legnosa dello stelo)
  • La relazione tra canapulo:fibre è di 1,7-1
  • 000 tonnellate di polvere (60% pellettizzato per l'incenerimento, il 40% per il compost e altri usi)

La paglia di canapa in Europa viene elaborata solo in una cosiddetta linea di fibra totale, la produzione di fibra casuale non allineati tecnica. Questo è in contrasto con il lino, trasformati in linee di lavorazione a fibra lunga, che produce un valore elevato allineato, fibra tessile lungo e una fibra tecnica a breve in una forma simile a canapa.

Alcune aziende lavorano anche o esclusivamente semi di canapa o di fiori di canapa:

  • 500 tonnellate (rispetto a solo 6.000 tonnellate nel 2010) semi
  • 240 tonnellate (rispetto a solo il 7,5 tonnellate nel 2010) di fiori e foglie per applicazioni medicali (THC / CBD), integratori alimentari (CBD) e la produzione di olio essenziale (per alimenti e bevande)

Mentre le fibre e il canapulo non hanno mostrato alcuna differenza significativa tra il 2010 e il 2013, la produzione di semi è aumentato del 92% e la produzione di fiori e foglie da 3.000%. I fiori per la produzione di CBD dato coltivatori di canapa un profitto considerevole in più nel 2013.

Va inoltre ricordato che la canapa è uno delle poche colture in Europa che viene coltivata in aziende non biologiche senza l'uso di prodotti agrochimici. Forti, a crescita rapida, le colture di canapa sono in grado di sopprimere le erbacce senza supporto della chimica e il raccolto non soffrono di eventuali parassiti o malattie che potrebbero giustificare una bomboletta spray. La canapa cresce bene anche sotto un regime biologico.

Le domande di fibre

Le fibre della canapa hanno alcune delle migliori proprietà meccaniche di tutte le fibre naturali. Esse sono utilizzate principalmente per materiale isolante e per bio-compositi in applicazioni automotive. Prima della riscoperta della canapa industriale in Europa nel 1990,le fibre di canapa erano principalmente (> 95%) utilizzato per la pasta di carta. A causa del prezzo elevato di polpa di canapa - circa cinque volte superiore a quello della pasta di legno - le applicazioni sono stati limitatie a lla carta da sigaretta (il mercato principale) e la carta per la bibbia, filtri tecnici e banconote. Il mercato della pasta di canapa e la carta sono stati un mercato relativamente stabile negli ultimi decenni, ma d'altra parte non vi è l'espansione del mercato previsto e il mercato è rischioso perché, da un punto di vista tecnico, oggi la canapa e la polpa di lino potrebbero essere sostituiti, in più le applicazioni da una polpa di legno più economico con additivi specifici.

Nel anno 2013 (come nel 2010), la polpa di canapa e di carta è ancora il mercato europeo più importante per le fibre di canapa con una quota del 57%, forniti principalmente da produttori francesi, vedi figura 2 e 3 per i dettagli.

A causa dell’aumento della ricerca finanziata dal 1990 dalla Commissione europea e gli Stati membri, sono state sviluppate nuove applicazioni per fibre di lino e di canapa, come ad esempio biocompositi (principalmente nel settore automotive), materiale isolante e altre applicazioni non tessuto (tessili tecnici). Il materiale isolante è la seconda applicazione più importante per le fibre di canapa oggi, che rappresentano circa il 26% della domanda. I biocompositi rappresentano circa il 14% della domanda.

Figura 2: Le domanda europea in fibra di canapa raccolto 2010 raccolto 2013, in totale 26.000 (2010) e 25.000 (2013) tonnellate metriche (dell'EIHA 2016)

Figura 3: Le domande di europeo in fibra di canapa dalla vendemmia del 2013, 25.000 tonnellate (nova / dell'EIHA 2016).

All’inizio del 2013 la fascia di prezzo per le fibre di canapa inizia da circa 50 Euro per kg. per l'industria della carta da sigarette (circa il 25% dei del canapulo) a circa 75 Euro per kg. (contenuto canapulo 2-3%) per  automobilistico e l'isolamento.

Figura 4: andamento del prezzo relativo fibre tecniche corte dalla produzione europea 2003-2016 di canapa e del lino (nova 2016)

Le domande di canapulo

Oltre alle fibre di canapa, il processo codi estrazione(decorticazione) produce anche il canapulo. Dal punto di vista economico di un produttore di fibre di canapa, è molto importante, per la produzione di ccanapulo pulito, vendere nei mercati a valore aggiunto, come per ogni chilogrammo di fibre di canapa prodotta si ottiene come sottoprodotto 1,7 kg di canapulo.

La lettiera ad alte prestazioni per i cavalli e altri animali come polli è oggi il mercato più importante per il canapulo. Il canapulo può assorbire l'umidità fino a quattro volte il loro peso secco, risparmiando così tempo di lavoro. Dopo l'uso marcisce in fretta in un ottimo compost.

La lettiera ad alte prestazioni per i cavalli ha una quota di mercato del 45% e le altre lettiere per animali il 18%, in totale il 63% del totale delle applicazioni del canapulo (2010 e 2013). Un mercato interessante nuova e crescente è l'uso del canapulo in combinazione con calce per costruzione. Qui la quota di mercato per il canapulo è del 16%.

Figura 5: Le domande di canapulo dal raccolto 2010 e il raccolto 2013, un totale di 44.000 (nel 2010) e 43.000 (nel 2013) tonnellate metriche (nova /dell'EIHA 2016)

Figura 6: Le domande di canapulo 2013, in totale 43.000 tonnellate metriche (nova/dell'EIHA 2016)

Le domande di semi di canapa e olio

I semi di canapa sono stati principalmente un sottoprodotto delle colture di canapa coltivate nell'Europa centrale e meridionale per la produzione di fibre. Solo le aree di piccole dimensioni sono state utilizzate esclusivamente per la produzione di semi di canapa, in contrasto con il Canada, dove la quasi totalità della canapa viene coltivata solo per semi. Ma questo è cambiato nel corso dell'ultimo anno e sempre più produttori in Europa hanno iniziato a coltivare la produzione di seme e fiori.

Dal 2010 al 2013 la produzione di semi è aumentata da 6.000 a 11.500 tonnellate (crescita 92%) trainata dalla crescente domanda da parte del mercato alimentare. Anche i grandi supermercati hanno iniziato a offrire prodotti alimentari di canapa. Esempio di questo sono in Germania e nei Paesi Bassi.

Per la prima volta, oltre il 50% dei semi di canapa andato al mercato alimentare (esattamente 55%) rispetto al 30% nel 2010. L'intero mercato è in aumento, ma anche la quota coperta dalla produzione europea.

Uccelli e mangimi per pesci è il mercato principale per i semi di canapa nell'alimentazione degli animali. Entrambi hanno bisogno di acidi grassi con una quota elevata di acidi grassi omega-6 e omega-3 per lo sviluppo ottimale. L'olio di semi di canapa è principalmente usato per mescolarlo con mangimi proteici.

I semi di canapa sono una fonte eccellente di diversi nutrienti minerali e vitamine. Il suo olio ha un eccezionale spettro degli acidi grassi con 90% di acidi grassi insaturi insolitamente elevati come l'acido linoleico (omega 6, essenziale), acido alfa-linoleico (omega-3, essenziale), acido gamma-linoleico (omega-6). Le sue proteine sono equilibrate e facilmente digeribili. La sua composizione nutrizionale e la versatilità culinaria è molto in linea con molte delle principali tendenze nella scienza e nella commercializzazione di prodotti alimentari. Con la gestione giusta della qualità e della commercializzazione, l'uso di semi di canapa e di olio dper la nutrizione umana sana continuamente ampliata.

Figura 7: Applicazioni per europea Canapa dalla vendemmia 2010 e il raccolto 2013, in totale 6.000 (nel 2010) e 11.500 (nel 2013) tonnellate (nova/dell'EIHA 2016)

Figura 8: Le domande di europeo Canapa dalla vendemmia 2013, in totale 11.500 tonnellate metriche (nova/dell'EIHA 2016)

Il cannabidiolo (CBD)

Molto recentemente il CBD ha guadagnato molkta attenzione nei settori farmaceutico e integratori alimentari. Il CBD può essere facilmente estratto dai fiori e foglie di canapa industriale come sottoprodotto ad alto valore. Nel 2013, 240 tonnellate di fiori e foglie per applicazioni medicali (THC/CBD), integratori alimentari (CBD) e la produzione di olio essenziale (per alimenti e bevande) sono state prodotte rispetto a solo il 7,5 tonnellate nel 2010. Questo significa un aumento di 3.000% rispetto al 2010. Un'ulteriore crescita è prevista per i prossimi anni.

per l’articolo originale:

http://eiha.org/media/2016/05/16-05-17-European-Hemp-Industry-2013.pdf

Pubblicato in Canapicoltura

di Massimo Testa

L’interesse de La Canaperia Italiana non si ferma al solo territorio del Molise.

Nel Lazio, dove La Canaperia Italiana opera già da tempo, ha aderito ad una rete che ha presentato una manifestazione d’interesse, approvata con Determinazione 18 aprile 2016, denominata “Progetto OPI –Riposizionamento dell’area di crisi della Valle del Turano dei settori agricolo, culturale, ambientale e turistico con l’introduzione di tecnologie, servizi, processi e prodotti  ad alto valore innovativo.” che interessa il sistema territoriale della Valle del Turano, nella provincia di Rieti, un’area di crisi che da anni vede lo svuotamento del proprio sistema produttivo, economico e sociale con l’effetto di una forte recessione nei settori del manifatturiero, della meccatronica, dell’agroalimentare e del settore culturale – turistico, e che ha causato anche un impoverimento del tessuto sociale, con fenomeni di forte spopolamento e il rischio per alcuni Comuni di perdere o rinunciare ad una loro identità, un patrimonio culturale e una storia, risorse fondamentali ed importanti a livello regionale, nazionale ed internazionale.

Il Progetto intende intervenire a livello sistemico, attraverso una vision innovativa di cross fertilization tra diversi settori e che attraverso la sua implementazione sia da traino ad altri territori limitrofi del reatino.

La progettazione ha tenuto conto dell’analisi del posizionamento corrente, del trend di mercato e analisi di scenario, dell’analisi SWOT della Regione Lazio, in coerenza con le linee guida del POR FESR 2014 – 2020 e la Smart Specialization Strategy (S3) e sviluppa i seguenti obiettivi:

  • favorire un processo di riposizionamento delle realtà agricole, industriali e culturali - turistiche verso segmenti e mercati a maggior valore aggiunto, attraverso processi di adattamento di knowhow e tecnologie di eccellenza;
  • rendere la Valle del Turano un centro di innovazione attraverso l’introduzione di filiere integrate in grado di sviluppare tecnologie ad alto valore aggiunto e di creare un forte indotto sul territorio, anche grazie ad un posizionamento su mercati di interesse strategico ed in forte espansione a livello nazionale ed internazionale;
  • la differenziazione verso nuove aree tecnologiche-produttive di sviluppo a partire dalle tematiche legate all’ambiente, alla cultura ed alla salute per incrociare una domanda in forte crescita, con la possibilità di sviluppare nuovi servizi;
  • valorizzare i risultati della ricerca scientifica più avanzata e rilanciare le eccellenze dell’industria manifatturiera regionale, con esternalità positive per l’intero sistema economico, anche favorendo processi aggregativi di filiera;
  • sviluppare nuovi prodotti e nuovi servizi, in grado di utilizzare e far sviluppare ricerca, brevetti, controlli di qualità, logistica e distribuzione, comunicazione e marketing, finanza, grazie anche a un rapporto più stretto con le cosiddette “istituzioni intermedie” quali, ad esempio, associazioni imprenditoriali, centri di ricerca, consorzi e fiere, centri di servizio, scuole tecniche e professionali, banche del territorio, fondazioni;
  • la fertilizzazione reciproca fra settori tradizionali e ad alta tecnologia, fra industrie manifatturiere e industrie creative, culturali e turistiche, in coerenza con la strategia di specializzazione intelligente rilevante, basandosi su metodi partenariali innovativi tra pubblico e privato (PPP) e tra privato e privato (contratti di rete);
  • l’attrazione di capitali privati che attraverso azioni di joint venture e sistemi di prestiti partecipativi, sia in grado di sviluppare nuove start – up ad alto valore innovativo.


Agricoltura

In accordo con le linee guida della Smart Specialization Strategy che intendono promuovere il riposizionamento di settori tradizionali e ad alta tecnologia, il progetto prevede la creazione di una filera integrata della canapa alimentare.

La canapa è un prodotto che ancora si trova nelle case nella Valle del Turano che era una zona dove veniva coltivata e trasformata  principalmente in fibra tessile.

Il suo uso è stato normato in Italia e nel mondo nel 1998 ed oggi trova utilizzo come materiale edile, come farina e suoi derivati, come prodotti cosmetici, ma i suoi utilizzi possono essere infiniti: nel 1941 Henry Ford costruì la Hemp Body Car, un automobile fatta al 75% di canapa che utilizzava un motore che andava a biodiesel di canapa.

L’Italia è in forte ritardo rispetto agli altri paesi europei, come Francia, Germania, Cecoslovacchia, Polonia e Romania anche se rappresenta un mercato in forte: in Europa in particolare a fronte di una produzione di circa 9.000 tonnellate (di cui 7.000 la sola Francia), di semi da cui estrarre olio alimentare e farina, decorticati e prodotti da forno, ne vengono importate altre 9.000 tonnellate e solo 100 vengono esportati (Valerio Zucchini, cit. Nova-Institut - 2011), Eurostat  - 2011, EIHA - 2014, Hempro Int. estimates  - 2014). L’Italia, dino agli anni ’40 è stato il primo produttore mondiale con quasi 100 mila ettari coltivati. 

Il mercato dei prodotti per celiaci è in forte espansione tanto che dal 2007 al 2011 il mercato è aumentato del 57% (Ricerca NIELSEN) con un incremento della GDO del 125,1% a discapito delle farmacie.

La creazione di una filiera integrata porterebbe come ricaduta la creazione di un numero di Unità Lavorative Annuali pari a 60 ma che arrivano a 110 nel 1° anno a regime. L’indotto per le aziende agricole porterebbe un ulteriore aumento di U.L.A. da 40 fino a 90.

La resa media della produzione della canapa alimentare (sativa) è di € 3.500/ha (40% agricoltore, 60% primo trasformatore) se si considera la lavorazione della fibra, del canapulo e dei semi.

La produzione di olio e farina innalza la resa a € 9.700/ha, mentre se si pensa all’estrazione di olio essenziale (cosmesi) si arriva fino a € 30.400/ha facendo comprendere che ci troviamo di fronte ad una produzione ad altissimo valore aggiunto.

Non per ultimo l’innovazione tecnologica: si tratta infatti di un nuovo mercato e i partner di questa proposta progettuale sono tra i più qualificati a livello nazionale anche nella progettazione/produzione di macchinari ad alto valore tecnologico, soprattutto se pensiamo alle attività estrattive per la cosmesi che portano alla realizzazioni di brevetti oltre che ad una diffusa ricerca scientifica.

Numerose sono infatti le pubblicazioni di ricerche e le innovazioni scientifiche e tecnologiche che si sono sviluppate intorno a questo mercato in fortissima espansione.

Turistico - Ambientale

La Valle del Turano si contraddistingue per una ricchezza diffusa di risorse paesaggistiche, ambientali, ricche di biodiversità, ma con una scarsa affluenza turistica, in considerazione che si trova a beve distanza da un mercato potenzialmente infinito come quello romano.

La Valle intorno al bacino, rientra ambito di tutela del Sistema Territoriale di Interesse Paesaggistico N. 6/4 e 6/2 del PTP del Lazio ed include le aree omogenee intermedie comprendenti la Riserva Naturale Regionale del M.te Navegna e del M.te Cervia (che lo divide dal Salto), il sistema d’ingresso e di uscita del fiume Turano e la zona sul crinale ovest del bacino del lago.

Il perimetro dei Sistemi Territoriali di Interesse Paesaggistico comprende aree non soggette a tutela totale e tuttavia importanti per consentire la protezione di aree adiacenti, come la Riserva Naturale Regionale, soggette a vincoli di tutela più restrittivi.

Lo studio di fattibilità ha evidenziato come questo territorio è consono ad un turismo legato al contatto con la natura come i parchi avventura.

I parchi avventura sono in continua crescita in tutta Italia e stanno riscuotendo molto successo anche in un momento di congiuntura recessiva di questi ultimi anni. Il settore dei parchi avventura, che offrono divertimento e pratica sportiva all’aperto, segue le stesse dinamiche di un parco di divertimento: si ricerca infatti di attrarre i visitatori con nuove esperienze con l’obiettivo di consentire ai visitatori di trascorrere alcune ore, se non l’intera giornata, fruendo di una serie di attrezzature e servizi che soddisfano adulti e bambini. Alcune strutture si stanno orientando verso un’offerta con attenzione alla didattica con strutture che coniugano divertimento, avventura e esperienze nel campo archeologico, artistico, naturalistico, ecc.

Al termine della stagione 2012 l’Associazione Parchi Avventura Italiani ha realizzato una ricerca tra le oltre 150 strutture italiane dalla quale emerge un quadro positivo del settore, con evidente tendenza allo sviluppo delle installazioni in esercizio, pur in un quadro economico difficile: oltre la metà del campione, 13 strutture, si collocano nella fascia fino a 5.000 visitatori, 8 (il 35%) nella fascia da 5.001 a 10.000, e 6 strutture superano i 10.000 visitatori, due delle quali – meno del 10% – superano i 15.000.

Turistico – Culturale

Il settore culturale è un settore strategico come nel resto del territorio nazionale e presenta un territorio di risorse storiche, artistiche ed architettoniche spesso non conosciute da un mercato molto ampio come quello romano, soprattutto in considerazione dei più di 20 milioni di turisti ogni anno, trend decisamente in crescita come emerge dall’analisi di Bankitalia (2014) che vede Roma crescere del 7,2% su una media nazionale del +3,8%.

I Comuni partners della proposta saranno protagonisti di una serie di eventi incentrati sull’enogastronomia e la valorizzazione dei prodotti tipici, su percorsi storico – artistici e su manifestazioni e rievocazioni in grado di attrarre turisti. Il partner che si occuperà del coordinamento e dell’organizzazione è un partner di spessore nazionale ed internazionale (Federazione dei Rievocatori Storici di Roma e Provincia già partner del C.E.R.S. - Centro Europeo per le Rievocazioni storiche che  consta di più di 150 associazioni in tutta Europa).

Oltre agli eventi verranno organizzati festival tematici, percorsi legati alla ruralità, all’alimentazione.

Tra le azioni di implementazione si è progettato di creare un’applicazione per smartphone e tablet che renda facile trovare informazioni turistiche, geografiche, artistiche ed ambientali, in grado di guidare il visitatore passo dopo passo.

Partners

L’esperienza di FOLIAS s.c.a.r.l. come incubatore ed acceleratore d’imprese, ha convogliato diverse realtà che oltre a La Canaperia Italiana prevede un partenariato Pubbico – Privato composto da il Comune di Turania, il Comune di Paganico Sabino, Biosfera Onlus, Gruppo Ricerca Ecologica Lazio, Azienda Agricola Il Castagneto, A.I.C. Lazio e Federazione dei rievocatori storici di Roma e provincia.

La speranza è che progetti del genere siamo dei pilota territoriali validi anche in altri territori simili, cioè a rischio di spopolamento, che troviamo anche nel territorio del Molise.

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A Volturara irpina Daniela Ferolla intervista Bruno Cortese e Rosario Scotto sulla produzione e sui molteplici usi della canapa.


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Qual’è lo stato attuale della coltivazione di canapa in Italia e dell’industria per la sua lavorazione? Abbiamo parlato di questo ed altro con Rosario Scotto, presidente di Sativa Molise, un’associazione che riunisce aziende agricole e alimentari insieme a tecnici e imprenditori decisi a sperimentare la produttività della canapa nel territorio molisano.

Sativa Molise è una nuova realtà nel mondo della canapa industriale italiana. Chi siete e quali sono i vostri obiettivi?
Sativa Molise è stata fondata da quattro giovani che credono nella nuova generazione della canapa in Italia. Io sono il presidente, Davide Petrollino è biotecnologo e vicepresidente, Marzio Ilario Fiore è imprenditore agricolo e tesoriere, e Tarquinio Di Felice è un esperto in farine. È un’associazione senza scopo di lucro che rappresenta alcune aziende agricole decise a introdurre canapa nelle loro coltivazioni. Queste imprese rendono oggi disponibili 2mila ettari in Molise e alcune centinaia di ettari in Abruzzo per realizzare una filiera molisana della canapa, dal seme al prodotto finito a chilometro zero.

Come avete cominciato e quali ostacoli si sono presentati?
Abbiamo seminato 22 ettari per iniziare le sperimentazioni con semi di provenienza nordeuropea. In Molise la canapa è scomparsa da molti anni e quindi non erano disponibili dati utili per capire le migliori modalità di coltivazione. Le varietà rese disponibili in Italia non presentano informazioni facilmente applicabili alla realtà territoriale molisana: abbiamo infatti alcuni appezzamenti a quota mare, ma la maggior parte si trova a circa 700 metri di altitudine. Stiamo puntando maggiormente sull’alimentare rispetto alla fibra perché i costi di trasporto ad Avetrana, il più vicino impianto di trasformazione del canapulo, sono troppo elevati. Durante la sperimentazione sul campo abbiamo collaborato e coinvolto nell’associazione aziende alimentari come oleifici, forni e pastai. Per cominciare la costruzione della filiera abbiamo effettuato i primi test su macchine di lavorazione che ci porteranno fra breve a costruire i nostri primi impianti.

Qual è lo scenario agricolo molisano in cui la canapa potrebbe insediarsi?
La canapa potrebbe contribuire alla rinascita dell’agricoltura molisana e al ripopolamento del suo territorio, in particolare in un alto Molise che sta subendo lo spopolamento e l’invecchiamento della popolazione. Abbiamo oltre 200mila ettari abbandonati a causa della crisi nella zootecnia e altri 200mila che necessitano di una nuova coltura da rotazione. Grano, girasole, barbabietola e fieno, ad esempio, non offrono più ritorni apprezzabili, mentre la canapa potrebbe essere perfetta per la rotazione se venisse creata una filiera. Potremmo quindi guadagnare un contributo alla rinascita e alla tutela del territorio insieme a nuovi prodotti alimentari locali di alto valore nutrizionale.

Cosa succede nelle altre regioni?
In Puglia come in altre regioni ci sono belle realtà con le quali speriamo di collaborare per un’integrazione della filiera a livello nazionale oltre che regionale. Le difficoltà sono molte visto che dagli anni ’40 ad oggi l’Italia è passata dalla posizione di leader mondiale nella canapa a una produzione su circa 500 ettari non coordinati e non realmente produttivi. Nel 2002 con i campi di Caserta e Ferrara siamo arrivati per breve tempo a oltre 1000 ettari seminati, con finanziamenti europei e privati che hanno permesso di costruire gli impianti per fibra e filati. Oggi però la produzione si è fermata e i problemi riguardano la rete di imprese, le logiche di finanziamento e le leggi che regolano il settore. Se crediamo in questa coltivazione dobbiamo contarci, misurare gli ettari e capire quali sono le aziende che possono e vogliono davvero investire, sperando che il legislatore fornisca presto normative più chiare e complete.

Come potrebbe migliorare la legge sulla canapa industriale italiana?
Anche se il problema principale è il coordinamento fra operatori della filiera, è vero che manca il supporto di leggi specifiche, ad esempio per la spremitura dei semi e per l’integrazione nelle accoppiate di rotazione delle colture. C’è poi il problema del contenuto di THC per i prodotti alimentari: questo dovrebbe essere portato dallo zero attuale allo 0,2%. Il prodotto resterebbe comunque non psicoattivo ma i processi di coltivazione e lavorazione risulterebbero semplificati. La situazione legislativa attuale sta anche ostacolando lo studio genetico e la ricostituzione di varietà locali stabili.

Cosa possono fare le associazioni per aiutare la rinascita della canapa italiana?
Dobbiamo passare da una situazione direi hobbistica ad una professionale, trovando e offrendo agli agricoltori le risorse e le competenze tecniche che finora le associazioni non sono state in grado di rendere disponibili. In questi anni molti hanno acquistato semi e poi lasciato le paglie sul campo per mancanza di filiera locale e in ogni caso non è possibile puntare solo sulla fibra. In Italia, la coltivazione di 300mila ettari è un obiettivo realistico se prima si fonda un organizzazione sovraregionale in grado di convogliare le risorse per il supporto alla filiera e di prevenire qualsiasi monopolio. Ci serve un progetto in grado di coinvolgere tutti per 15 o 20 anni di lavoro a ritmi serrati e il prossimo ciclo naturale di questa coltura va affidato ai giovani. Fra loro credo che Claudio Natile (presidente CanaPuglia, ndr) abbia dimostrato sul campo di avere le competenze per un ruolo da vice presidente di un vero organo di coordinamento della canapa in Italia.

Stefano Mariani 

Fonte: www.canapaindustriale.it

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Ventidue ettari di terreno che, tra 67 giorni, daranno alla ‘luce’ il primo raccolto di canapa interamente coltivato a Palata. E’ stata questa l’idea, decisamente fuori dal comune, di un imprenditore del paese bassomolisano che da qualche settimana ha avviato una vera e propria coltivazione industriale di canapa. I dettagli della produzione sono chiaramente leggibili sul sito internet sativamolise.com, che è anche il nome dell’associazione di promozione sociale apartitica, apolitica e aconfessionale, indipendente che non persegue finalità di lucro e che, anzi, si ispira ai principi dell’equità e della sostenibilità economica, sociale e ambientale credendo “che il rispetto e la tutela dell’ambiente naturale debbano essere, oggi più che mai, una priorità della vita di tutti noi. Pensiamo – scrivono i rappresentanti dell’associazione – che l’utilizzo consapevole delle risorse naturali rinnovabili in sostituzione di quelle non rinnovabili siano fondamentali per assicurare un futuro al nostro pianeta. La Cannabis Sativa, comunemente detta canapa, si configura come una coltura strategica a tal proposito. Infatti tra tutte è quella che può fornirci prodotti agricoli ad altissimo valore ambientale e nutrizionale”.

Fonte: Quotidiano Molise

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Palata. Tra i campi che diradano intorno a Palata si coltiva di tutto. Grano, pomodori, insalata, avena, orzo, olive. Nemmeno si fa caso al tipo di colture quando si percorrono le strade dissestate che circondano il paese. Eppure, a poca distanza dal centro abitato c’è una piantagione che lascerebbe stupefatto chiunque. Quasi a dire «stupefacente». Distese di centinaia di migliaia, forse milioni di piante che non danno spazio a troppe interpretazioni. Foglie di canapa. Ma qui bisogna fermarsi ed evitare di richiamare in una terra sperduta migliaia di «curiosi» e desiderosi chissà di cosa.

Le foglie sono proprio quelle della «Maria» ma qui di «stupefacente» c’è solo l’estensione della piantagione. Oltre venti ettari coltivati a canapa industriale e destinata ai settori dell’alimentazione, del tessile e delle costruzioni. L’idea è frutto di un progetto che allo stesso tempo rappresenta una «filosofia di vita» in termini di sostenibilità. A lanciarlo l’associazione ’Sativa Molise’ presieduta da Rosario Scotto, 46 anni, di origini siciliane ma trapiantato a Palata per ragioni di cuore. Insieme a lui ci sono Marzio Fiore, Davide Petrollino e Tarquinio Di Felice.

Il responsabile precisa subito che con queste piante non «si fanno le canne» per dirla in gergo ma si tratta di varietà - da qui Sativa appunto - che non contengono sostanze psicotrope o vietate dalla legge. Basta in sostanza impiegare una varietà di “Cannabis Sativa”a basso tenore di Thc (inferiore allo 0,2% che sia compresa nel Registro Europeo delle Sementi ed occorre osservare le norme europee del settore. A Palata lo fanno senza problemi «perché tutto è in regola ed è autorizzato». E ci mancherebbe se qui esiste anche un sito internet che pubblicizza il progetto. Ma che cosa si farà con tutta questa speciale «Maria» autorizzata?

«Anche pane, biscotti, pasta e caramelle con le farine e poi c’è l’olio, da quello alimentare a quello industriale» - spiega tranquillo Rosario mentre mostra prodotti di questo tipo già sul mercato per i quali sono peraltro riconosciute le qualità nutritive da esperti di alimentazione.Polisportiva San Pietro Per farla breve con i semi si fanno olio e farine; con la «fibra» e il «canapulo» ci sono altri utilizzi che vanno dal settore tessile alla bioedilizia con tanto di mattoni molto resistenti. Non a caso - osserva Rosario - in un periodo di grande crisi per l’agricoltura questa coltivazione può rappresentare un valore aggiunto per fare reddito».
C’è anche l’aspetto ambientale: «Si produce canapa in agricoltura biologica, non si usano concimi e pesticidi vari e la pianta diventa un fertilizzante naturale». Una doppia filosofia, insomma. Ma a che punto è il progetto? Mancano due mesi alla trebbiatura come indicato sullo stesso sito dell’associazione e c’è ancora molto da fare. I responsabili seguono fiere ed eventi organizzati in Italia e all’estero. Si specializzano per poi «sfondare» sul mercato. Finanziamenti? «Per ora tutto di tasca nostra - assicura Rosario mentre prepara un caffè (non di canapa - poi si vedrà. Stiamo valutando tanti progetti e non escludo due sorprese da lasciare davvero stupefatti».




di Fabrizio Occhionero

Fonte: www.primonumero.it

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Una realtà produttiva destinata  ad aprire nuovi capitoli in molti settori  economici.

A Palata un primo esperimento con 20 ettari destinati alla coltura di questa pianta biblica

La canapa, quella buona, è tornata con le sue immense proprietà naturali, dono della natura che nella Bibbia (Kaneh Bosm) trova ampi riferimenti e che nei secoli ha avuto un ruolo importante per l’economia dei popoli dove con la canapa si cibavano e si vestivano, una sorta di manna dal cielo. Della canapa non si butta via niente, e il suo uso è multiforme, finanche terapeutico (cura il glaucoma), dalla commestibilità (la farina di canapa e l’olio di canapa sono in commercio a prezzi significativamente alti) all’abbigliamento, alla cosmesi, all’edilizia.
Si fabbricano mattoni con la fibra di canapa. Il grande costruttore americano Hery Ford oltre 60 anni fa ha realizzato una macchina interamente di quel materiale, per dire; la costituzione americana è scritta su carta di canapa.
Potremmo riempire più pagine di questo giornale per elencare in maniera scientifica le qualità della canapa e gli usi possibili, tali da renderla una pianta straordinaria nel senso vero del termine. Dalla strategia economica delle multinazionali che si vedevano impedite nella propria azione speculatrice da una pianta naturale di facile coltura e ricca, straricca, di possibilità d’uso, era stata messa la bando, demonizzata, fatta sparire.
“Largo al petrolio, si disse” e sappiamo com’è andata, e come sta andando a finire. Poi la questione del fumo: altro colpo mor- tale alla canapa. Finalmente è tornata ad essere una coltivazione di grande portata.
Probabilmente la crisi economica, i capovolgimenti che inve- stono anche le strategie delle multinazionali, ha riaperto la porta alla coltivazione della canapa: su scala mondiale. E il raggio d’azione si va allargando sistematicamente in parallelo alla molteplicità del suo impiego, al valore intrinseco ambientale, al valore economico in ascesa. Molte Regioni italiane hanno legife- rato per incentivare la produzione della canapa e farne una presenza importante nei propri territori. Non è da escludere che la Regione italiana che sa solo copiare, la Regione Molise, e spesso in modo errato purtroppo, non ritenga di doversi adeguare all’intelligenza e alla tempestività usate altrove.
E’ tornata, dicevamo, anche da noi, a Palata, per iniziativa dell’associazione “Sativa Molise”, con una coltivazione intensiva di oltre 20 ettari. Un atto di fiducia nell’immediato futuro, nella ripresa dell’economia, nelle alternative praticabili che la canapa può assicurare a una vasta gamma di opere e d’iniziative.
Un volano che ha già avviato una profonda riflessione nella imprenditoria, nell’agricoltura, nell’industria. Pertanto della ca- napa, degli usi che se ne può fare, dei vantaggi che si possono trarre, delle alternative che può utilmente coprire, se ne sentirà parlare parecchio.
Sarà l’argomento cardine delle istituzioni pubbliche e delle organizzazioni private. Intanto sarà l’elemento scenografico, il fondale alle spalle della “capanna” in bambù (!) che accoglierà il papa.
Che se vorrà, potrà citare i passi della Bibbia che esaltano le virtù di questa pianta. Un intervento destinato a richiamare sulla canapa l’attenzione collettiva, magari anche critiche, ma certa- mente è stato avviato un processo economico e culturale dal quale il Molise, per la sua oggettiva condizione di retroguardia nei settori primari, con ampie aree incolte, con una disoccupazione impressionante nei numeri e nella qualità (tantissimi giovani), potrà trarre vantaggi.
C’è da rimuovere non pochi ostacoli, non pochi pregiudizi, molta ignoranza, ma una volte rimossi sarà una strada sgombra e in discesa.

Fonte: La Gazzetta del Molise

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La forma delle foglie potrebbe trarre in inganno, in realtà di stupefacente, c'è solo l'estensione del terreno a qualche km da Palata. Oltre venti ettari destinati alla coltivazione di canapa industriale, centinaia di migliaia di piante che verranno utilizzate nel settore alimentare e dell'edilizia. Rosario Scotto, presidente dell'associazione Sativa Molise, ha spiegato le caratteristiche della mega piantagione riconosciuta e autorizzata secondo la normativa del settore: Si tratta di una varietà che non contiene sostanze psicoattive ma consentita dall'Unione Europea. Alla base del singolare progetto, nato nel 2013, ci sono ragioni economiche e di sostenibilità ambientale anche in considerazione del valore nutrizionale del seme di canapa. Tre le varietà di piante coltivate nei campi di Palata e alte fino a due metri, ci sono quelle predisposte al seme, quindi olio e farine alimentari di vario tipo, oppure alla fibra e al canapulo da utilizzare nel settore dell'edilizia. Un'iniziativa che può sorprendere anche per l'estensione dei campi coltivati a canapa ma lo stesso presidente dell'associazione ha ricordato che in passato molti anziani facevano la stessa cosa. In cantiere ci sono nuovi progetti legati a questa filosofia imprenditoriale.

Di Fabrizio Occhionero

Fonte: Il Giornale del Molise

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Mercoledì, 13 Luglio 2016 08:12

La Pianta

La canapa appartiene alla famiglia delle Cannabinacee che a sua volta appartiene all’ordine delle Urticales. Le Urticali sono generalmente piante legnose o erbacee con fiori poco appariscenti, che possono essere riuniti in infiorescenze oppure isolati.

Questi sono spesso unisessuali e le piante sono dioiche, cioè con fiori femminili e maschili portati da individui distinti, ma in alcuni casi, i due organi sessuali, pur rimanendo separati, sono portati dalla stessa pianta (monoicismo).

La famiglia delle Cannabinacee è poi suddivisa in due generi: la Cannabis, che è il nome latino della canapa, e l’Humulus (es: il luppolo). Sono piante della flora spontanea dei paesi a clima temperato e, nel caso dell’Humulus, anche a clima temperato freddo dell’emisfero boreale. La classificazione ha da sempre suscitato notevoli controversie tra i botanici che se ne sono occupati. L’ampia distribuzione geografica della specie e la diversificazione prodotta dal miglioramento genetico, finalizzato a diverse destinazioni d’uso, hanno determinato la formazione di un numero elevatissimo di tipi, distinti per caratteristiche morfologiche, anatomiche e produttive. Il polimorfismo che contraddistingue le piante di canapa coltivate in diversi areali, per scopi diversi, o quelle addomesticate da quelle spontanee, è alla base di tutte le classificazioni che hanno suddiviso il genere Cannabis in più specie, o la specie C. sativa in più varietà botaniche. In realtà anche oggi, con i moderni approcci della botanica sistematica, non si è ancora in grado di delineare una netta demarcazione neppure tra i tipi coltivati e quelli spontanei (Lucchese et al., 2001)

Tutte le specie di Cannabinacee, in misura maggiore la canapa, attraverso particolari ghiandole dell’infiorescenza femminile, producono secrezioni contenenti un principio attivo, il tetraidrocannabinolo, meglio conosciuto con la sigla THC.

Le classificazioni più recenti tendono a considerare le sub-specie sativa ed indica come appartenenti alla stessa specie Cannabis sativa. Le due sub-specie si differenziano in modo continuo per numerosi caratteri, ma soprattutto per il contenuto in sostanze psicotrope, che oscillano tra valori dello 0,3% e inferiori, nella sottospecie sativa a valori che possono arrivare fino all’1% nella sottospecie indica (Venturi e Amaducci, 1999).

Questa pianta erbacea è caratterizzata da abbondante biomassa e raggiunge notevoli produzioni di sostanza secca in un ciclo colturale relativamente breve.

Una pianta pienamente sviluppata è costituita, all’incirca, dal 10% di radici, 60-70% di stelo, 15-20% di foglie e 5-15% di semi della massa totale. La sostanza secca totale comprende il 90% di cellulosa e emicellulosa ed il 4% di lignina.

Pubblicato in Canapa Sativa
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