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CANAPICOLTURA


Martedì, 27 Giugno 2017 15:54

Coltivazioni - Annata 2017

Una selezione di foto delle nostre coltivazioni:

 

Abruzzo - Campo N° 1

 

Abruzzo - Campo N° 2

 

Calabria

 

Lazio

 

Molise - Campo N° 1

 

Molise - Campo N° 2

 

Molise - Campo N° 3

 

Molise - Campo N° 4

 

Puglia - Campo N° 1

 

Puglia - Campo N° 2

Pubblicato in Foto

Palata. Tra i campi che diradano intorno a Palata si coltiva di tutto. Grano, pomodori, insalata, avena, orzo, olive. Nemmeno si fa caso al tipo di colture quando si percorrono le strade dissestate che circondano il paese. Eppure, a poca distanza dal centro abitato c’è una piantagione che lascerebbe stupefatto chiunque. Quasi a dire «stupefacente». Distese di centinaia di migliaia, forse milioni di piante che non danno spazio a troppe interpretazioni. Foglie di canapa. Ma qui bisogna fermarsi ed evitare di richiamare in una terra sperduta migliaia di «curiosi» e desiderosi chissà di cosa.

Le foglie sono proprio quelle della «Maria» ma qui di «stupefacente» c’è solo l’estensione della piantagione. Oltre venti ettari coltivati a canapa industriale e destinata ai settori dell’alimentazione, del tessile e delle costruzioni. L’idea è frutto di un progetto che allo stesso tempo rappresenta una «filosofia di vita» in termini di sostenibilità. A lanciarlo l’associazione ’Sativa Molise’ presieduta da Rosario Scotto, 46 anni, di origini siciliane ma trapiantato a Palata per ragioni di cuore. Insieme a lui ci sono Marzio Fiore, Davide Petrollino e Tarquinio Di Felice.

Il responsabile precisa subito che con queste piante non «si fanno le canne» per dirla in gergo ma si tratta di varietà - da qui Sativa appunto - che non contengono sostanze psicotrope o vietate dalla legge. Basta in sostanza impiegare una varietà di “Cannabis Sativa”a basso tenore di Thc (inferiore allo 0,2% che sia compresa nel Registro Europeo delle Sementi ed occorre osservare le norme europee del settore. A Palata lo fanno senza problemi «perché tutto è in regola ed è autorizzato». E ci mancherebbe se qui esiste anche un sito internet che pubblicizza il progetto. Ma che cosa si farà con tutta questa speciale «Maria» autorizzata?

«Anche pane, biscotti, pasta e caramelle con le farine e poi c’è l’olio, da quello alimentare a quello industriale» - spiega tranquillo Rosario mentre mostra prodotti di questo tipo già sul mercato per i quali sono peraltro riconosciute le qualità nutritive da esperti di alimentazione.Polisportiva San Pietro Per farla breve con i semi si fanno olio e farine; con la «fibra» e il «canapulo» ci sono altri utilizzi che vanno dal settore tessile alla bioedilizia con tanto di mattoni molto resistenti. Non a caso - osserva Rosario - in un periodo di grande crisi per l’agricoltura questa coltivazione può rappresentare un valore aggiunto per fare reddito».
C’è anche l’aspetto ambientale: «Si produce canapa in agricoltura biologica, non si usano concimi e pesticidi vari e la pianta diventa un fertilizzante naturale». Una doppia filosofia, insomma. Ma a che punto è il progetto? Mancano due mesi alla trebbiatura come indicato sullo stesso sito dell’associazione e c’è ancora molto da fare. I responsabili seguono fiere ed eventi organizzati in Italia e all’estero. Si specializzano per poi «sfondare» sul mercato. Finanziamenti? «Per ora tutto di tasca nostra - assicura Rosario mentre prepara un caffè (non di canapa - poi si vedrà. Stiamo valutando tanti progetti e non escludo due sorprese da lasciare davvero stupefatti».




di Fabrizio Occhionero

Fonte: www.primonumero.it

Pubblicato in Dicono di noi

La forma delle foglie potrebbe trarre in inganno, in realtà di stupefacente, c'è solo l'estensione del terreno a qualche km da Palata. Oltre venti ettari destinati alla coltivazione di canapa industriale, centinaia di migliaia di piante che verranno utilizzate nel settore alimentare e dell'edilizia. Rosario Scotto, presidente dell'associazione Sativa Molise, ha spiegato le caratteristiche della mega piantagione riconosciuta e autorizzata secondo la normativa del settore: Si tratta di una varietà che non contiene sostanze psicoattive ma consentita dall'Unione Europea. Alla base del singolare progetto, nato nel 2013, ci sono ragioni economiche e di sostenibilità ambientale anche in considerazione del valore nutrizionale del seme di canapa. Tre le varietà di piante coltivate nei campi di Palata e alte fino a due metri, ci sono quelle predisposte al seme, quindi olio e farine alimentari di vario tipo, oppure alla fibra e al canapulo da utilizzare nel settore dell'edilizia. Un'iniziativa che può sorprendere anche per l'estensione dei campi coltivati a canapa ma lo stesso presidente dell'associazione ha ricordato che in passato molti anziani facevano la stessa cosa. In cantiere ci sono nuovi progetti legati a questa filosofia imprenditoriale.

Di Fabrizio Occhionero

Fonte: Il Giornale del Molise

Pubblicato in Dicono di noi
Giovedì, 07 Luglio 2016 15:32

L'impresa sociale, il motore del cambiamento

L’ultimo censimento ISTAT ha evidenziato come il Terzo Settore sia il comparto più dinamico dal punto di vista occupazionale.

In dieci anni il numero delle cooperative sociali è raddoppiato raggiungendo le 12.000 unità e 365.000 addetti, 35.000 sono persone delle categorie svantaggiate di cui la metà sono disabili, seguiti dai malati psichici, tossicodipendenti, alcoldipendenti e detenuti,, più altri 20.000 addetti considerati categoria svantaggiate ai sensi del Regolamento CE 800/2008 (nuove povertà: giovani ed ultracinquantenni disoccupati, famiglie a basso reddito).

Il fatturato aggregato si attesta sui 12 miliardi di euro dii servizi resi a 7 milioni di cittadini, coinvolgendo più di 40 mila volontari.

Il saldo occupazionale in 10 anni delle cooperative sociali, su quello complessivo nazionale, è del 38%.

 

Ma la crisi che stanno attraversando i servizi del welfare, riguardaprincipalmente la spesa pubblica e l’efficienza delle politiche pubbliche, ma anche lacapacità di mettere in relazione la domanda con l’offerta, adeguando quest’ultima all’aumentoe alla richiesta di differenziazione della prima.

Con la domanda di servizi, i cittadinichiedono oggi di unire criteri di equità, efficacia ed efficienza.

La Pubblica Amministrazione, nella visione della Social Innovation, si occupadel primo criterio (equità), mentre gli altri due dovrebbero essere terreno di competizioneper le realtà organizzate, attive nello spazio sociale.

 

L’impresa economica profit può garantireefficienza, ma rappresenta una formula organizzativa poco efficace per rispondere abisogni collettivi ad alto contenuto simbolico e relazionale. Viceversa l’impresa sociale si è dimostrata una formula organizzativa che può competere sulpiano simbolico, adottando anche criteri di economicità perché agisce su un concetto dimercato più ampio di quello tradizionale, basato sul solo criterio di profitto economico.

 

Anche la crisi economica globale ha presentato una sfida ancora maggiore per il nostro modo di affrontare i bisogni umani più basilari della società. 

E’ drasticamente diminuita la spesa nei sistemi di welfare pubblici dei Paesi occidentali e, di conseguenza, l’Impresa Sociale (Social Entrepreneurship) e l’Innovazione Sociale(Social Innovation) sono visti come un’opportunità per affrontare le questioni sociali in presenza di risorse pubbliche limitate.

Ma la crisi economica ci pone di fronte a domande sempre più complesse sullo sviluppo economico, la salvaguardia dei posti di lavoro e il rilanciodella competitività.

 

Come può un modello imprenditoriale, quale è quello dell’impresa sociale che coniuga criteri di produttività con finalità sociale contribuire al rilancio dell’economiae, più nello specifico, far ripartire lo sviluppo sia in termini economici che sociali?

Nella visione della sussidiarietà cooperativa o sussidiarietà circolare non si tratta di sostituire o sottomettere un modello in sofferenza, quello della piccolaazienda profit, a un altro modello, quello dell’impresa sociale, che è in fase di sviluppo.

Si vuole piuttosto valorizzare e arricchire il sottosistemaeconomico e quindi il mercato con modalità del fare impresa innovative e complementariai modelli tradizionali.

Le caratteristiche, i punti di forza del modello di impresa sociale sono stati più volte richiamati:

flessibilità, attenzione agli aspetti relazionali e motivazionali, sviluppo del capitale

umano, dimensione fortemente localistica, organizzazione multi-stakeholder.

Valorizzando questi aspetti, la disciplina dell’impresa sociale come delineatanel d.lgs. 155/2006 può essere opportunamente utilizzata  nell’ambito delle politicheindustriali e delle politiche del lavoro. In tale direzione, in questo ultimo anno sonostati avviati alcuni progetti sperimentali che riguardano lo sviluppo di imprese sociali comeforme di accompagnamento alla riconversione di piccole aziende profit in crisi e/o comestrumento per la ripresa del mercato del lavoro. Tali imprese sociali sono state definite “save company”.

 

A livello nazionale, il D. Lgs. n. 155 del 2006, in attuazione della L. D. n.118 del 13 giugno 2005, ha introdotto nel nostro ordinamento l’impresa sociale, la quale non è un nuovo soggetto di diritto, bensì una nuova veste giuridica finalizzata a costituire uno strumento di unione per due categorie di enti giuridici in apparenza dicotomici, importando il concetto di imprenditorialità quale elemento strutturale degli enti senza scopo di lucro. L’iter legislativo si è concluso nel gennaio del 2008 con l’emanazione dei decreti necessaria dare attuazione alla disciplina dell’impresa sociale. In particolare, i quattro provvedimenti in questione riguardano:

  • la definizione dei criteri quantitativi per il computo della percentuale dei ricavi complessivi dell’impresa;
  • la definizione degli atti che devono essere depositatipresso l’ufficio del registro delle imprese;
  • le lineeguida per la redazione del bilancio sociale;
  • le lineeguida relative alle operazioni straordinarie.

 

In tal modo, il settore non profit viene dotatodi uno strumento caratterizzato da una maggiore soliditàe viene introdotto il concetto di imprenditorialità qualeelemento strutturale degli enti senza scopo di lucro. Ilconcetto di “impresa”si associa quasi sempre a un’attivitàdi tipo commerciale, finalizzata all’esclusivo soddisfacimentodegli interessi dei soggetti che ne detengonoil capitale. L’istituto dell’impresa sociale dimostra comenon è affatto scontato che ogni impresa debba inevitabilmenteuniformarsi all’esclusivo obiettivo della ricercadel massimo profitto. Una concezione che cristallizza unanecessità ampiamente diffusa nel terzo settore e che rappresenta un passaggio cruciale nella marcia di avvicinamentodegli enti senza scopo di lucro al “mercato” e che,oggi, trova ulteriore consenso nel mondo politico e nellasocietà civile.

 

Non per ultima, l’Unione Europea che con la Dichiarazione di Strasburgo del 17 gennaio 2014 afferma che “Occorre reinventare il modello economico e sociale europeo: abbiamo bisogno di una crescita più equa e più verde, radicata nei territori, di un modello che valorizzi la coesione sociale come autentica fonte di benessere collettivo.Le imprese sociali sono riconosciute quale veicolo di coesione sociale ed economica in tutta Europa poiché contribuiscono a creare un'economia sociale di mercato pluralista e resiliente. Partendo dai punti di forza di una lunga tradizione in materia di economia sociale, gli imprenditori sociali rappresentano anche un motore del cambiamento, in grado di trovare soluzioni innovative alle grandi sfide odierne. Agendo nell'interesse generale, creano posti di lavoro, forniscono prodotti e servizi innovativi e promuovono un'economia più sostenibile. Grazie ai valori di solidarietà e responsabilizzazione su cui si fondano, sono artefici di opportunità e speranza per il futuro.”

 

Esperienze in Italia

In Italia sono numerose e sempre in dinamica evoluzione le esperienze innovative che, in controtendenza, sono oggi in crescita e producono reddito, posti di lavoro, benessere sociale.

Numerose le esperienze di piattaforme on line di servizicollaborativi (sharing economy), di green economy, upcycling (riciclo creativo), coworking o di filiera alimentare che coinvolge carcerati e disabili (agricoltura sociale).

Numerose anche le testimonianze di cooperazione tra imprese sociali e Pubblica Amministrazione come quella tra AEres e il Comune di Venezia che hanno stipulato un Patto di Sussidiarietà attraverso il quale il Comune di Venezia riconosce ad AEres una funzione pubblica in termini di promozione, sostegno e valorizzazione dell’economia sociale e solidale in città. AEres nasce nel 2008 al termine di un percorso avviato dal Comune di Venezia per agevolare lo sviluppo sinergico e la collaborazione dei soggetti che operano nell’ambito dell’economia etica nel territorio veneziano, perseguendo la costruzione di una Rete di Economia Solidale (RES) e la creazione di condizioni idonee alla nascit adi un distretto di Economia Sociale veneziano. Possono aderire ad AEres soggetti collettivi privati o pubblici (di natura economica e non) ed imprenditori individuali che pratichino, nel territorio della provincia di Venezia, attività che attengono agli ambiti dell’altra economia, che si impegnino a realizzare attività socialmente utili.

 

Un altro esempio con la PA sono le attività progettuali in fase di sperimentazione nella regione Lombardia sono state organizzate in due direzioni.

La prima si concentra su azioni di spin-off organizzativo imprenditoriale da parte dell’impresa sociale verso l’azienda profit. In tale contesto ciò avviene mediante modalità basate sulla trasformazione del vecchio assetto proprietario delle imprese in azionariato allargato alla partecipazione dei lavoratori, per svolgere servizi accessori alla stessa impresa o per avviare ex novo attività di esternalizzazione di attività produttiva.

La seconda attività progettuale in fase di sperimentazione, riguarda più nello specifico il ruolo dell’impresa sociale come strumento innovativo di ammortizzatore sociale. Tale attivitàha come beneficiari diretti i lavoratori a rischio di espulsione dal mercato del lavoro in seguito alla crisi della loro azienda profit. A tali lavoratori, mediante forme di partenariato tra imprese sociali e le stesse aziende di appartenenza, vengono proposte attività tesealla riqualificazione professionale e al ricollocamento lavorativo, senza uscire dal mercato del lavoro.

Si propone così una tipologia di relazione del tutto nuova tra impresa profit, non profit e amministrazione pubblica.

Viene capovolta completamente la logica delle esperienze sinoad ora maturate nell’ambito della collaborazione profit/non profit, basate sul sostegnofinanziario e di gestione manageriale che le profit offrono alle non profit per la realizzazionedi progetti nell’ambito sociale.

Al contrario, l’impresa sociale si propone all’impresa profitin crisi entrando nella gestione economica dei costi e ricavi dell’azienda.

 

Notevoli anche i risultati ottenuti nei progetti di azioni dal basso per nuovispazi pubblici come L’ExFaddadove il comuneSan Vito dei Normanni in provincia di Brindisi, ha messo a disposizione di una cordata di organizzazioni locali, attive nei campi dellacomunicazione, della cultura e del sociale, uno stabilimento enologico abbandonato da50 anni. Oggi lo spazio (di 4 mila mq al coperto ed oltre un ettaro di giardino) viene cogestito da organizzazioni che lo stanno trasformando inun centro per la creatività, l’aggregazione e l’innovazione sociale.

L’ExFadda è stato inaugurato “a basso regime” nell’autunno 2010, con l’aperturadi un nido per l’infanzia e di un caffè. A seguito dei lavorisono stati riqualificati e resi funzionali circa 2 mila mq di struttura.

 

La RES - Rete di economia sociale” di Caserta,invece, è sostenuta dalla Fondazione Con il Sudche ha attuato un partenariato di 32 soggetti (pubblici eprivati), con i quali s’intende promuovere e sperimentare, su una porzione del territoriocasertano, un modello di sviluppo locale integrato.

Le imprese, attraverso il Contratto “Rete di imprese per lo sviluppo locale” (ai sensi della normativa L. 99/09 e 122/10 e s.m.i.) si impegnano a collaborare e coordinare le proprie attività con le organizzazioni che utilizzano i beni confiscati alla criminalità organizzata, scambiandosi informazioni e prestazioni di natura industriale, commerciale,tecnica ed esercitando in comune una o più attività rientranti nell’oggetto della propria impresa. Per realizzare il programma le parti contraenti stanno istituendo un fondo patrimoniale comune, finalizzato sia a sostenere iniziative sociali, sia a sperimentare la creazione di un fondo di garanzia per il micro credito per soggetti svantaggiati e/o immigrati anche in un’ottica di avvio d’impresa sociale.

La stessa Fondazione Con il Sud promuove a livello nazionale numerose iniziative volte allo sviluppo dell’impresa sociale come in Campania con il progetto “Liberare la speranza”che prevede percorsi di orientamento e accompagnamento al lavoro per ex-detenuti, con un'agenzia interinale, e l'attivazione di Housing Sociale con il coinvolgimento delle famiglie o “Pescaturismo con i ragazzi di Napoli” che intende invece offrire opportunità lavorative che portino a costituire una cooperativa per la promozione del territorio attraverso il mare e il pesca turismo, formando manodopera nell'ambito cantieristico navale; in Sicilia sarà avviato il progetto “Oltre i confini” per favorire l'inserimento socio-lavorativo, con tirocini formativi, sperimentazioni di percorsi personalizzati di occupabilità presso la rete delle cooperative e delle fattorie sociali siciliane, o il progetto “Buoni dentro…e fuori” per la costituzione di un'impresa sociale con 10 detenuti che si occuperà della produzione e trasformazione delle farine di cultura biologica in pasta secca; sono previsti inoltre laboratori di arte-terapia per i figli dei detenuti. 



 

Secondo una ricerca delle Camere di Commercio del 10 febbraio 2014 la Regione Lazio è la terza Regione in Italia per start-up innovative (169) dopo Lombardia (328) ed Emilia Romagna (176).

Notevoli sono infatti le esperienze regionali maturate in questi ultimi anni come il coworking che permette di unire il bello del lavoro indipendente (la flessibilità, l’autonomia) e il piacere di condividere ciò che si fa e si sa con altri professionisti. È uno spazio personale in un ambiente aperto che supera la tradizionale idea di “ufficio" od “incubatore” e che spinge le persone che condividono inevitabilmente anche tempo,  interessi, esperienze e knowhow; o le tagesmutter(che in tedesco significa “mamma di giorno”) donne opportunamente formate che accudiscono presso il proprio domicilio un numero di bimbi aventi un’età compresa tra i 6 e i 36 mesi. In Germania questa professione è svolta comunemente anche da uomini (tagesvater) e, come in Inghilterra, Irlanda (childminders) ed in Francia (nourricespartagées), è totalmente istituzionalizzata, prevedendo l’iscrizione ad appositi albi.

 

Anche il Turismo Sociale da anni è promosso da imprese sociali che hanno come finalità principalmente il benessere dei “clients”, categorie svantaggiate come anziani, giovani,, disabili e nuove povertà e che sono maggiormente caratterizzate da attori del non profit (Associazioni, Cooperative) che cercano un sistema di promozione, marketing ,comunicazione e reddito, pari alle aziende profit che si occupano di turismo.

 

Nella Regione Lazio, inoltre, si è sviluppata l’Agricoltura Sociale che ha promosso centinaia di nuove realtà “agricolo-sociali”, le fattorie sociali, imprese sociali innovative, impegnate nella produzione agricola, prevalentemente biologica, un settore in netta controtendenza con un +58% in 10 anni (Nomisma, 2013), e nella erogazione di  servizi alla persona innovativi e d’inserimento lavorativo per le categorie svantaggiate.

 

La ricerca delle possibili fonti di reddito delle cooperative sociali di produzionee lavoro che operano in agricoltura costituisce la premessa necessaria alla valutazionedella sostenibilità economica di un’impresa agricola che si pone l’obiettivosociale riabilitare, formare ed occupare dei membri della classe svantaggiata. Tali realtàrappresentano lo strumento attraverso cui le capacità terapeutiche e riabilitativedelle attività agricole si coniugano e si integrano con la conduzione di attività produttive rivolte al mercato.

La componente produttiva e commerciale, oltretutto, è anche funzionale allo svolgimento ed ai risultati di quella sociale, in quanto, consente ai soggetti svantaggiati di confrontarsi con il mondo esterno e di percepire il valore oggettivo del loro impegno lavorativo. D’altro canto non va ignorato il contributo alla vitalità economica dell’impresa assicurato dalla remunerazione ottenuta per lo svolgimento della funzione sociale; questa può tradursi nel sostegno degli enti pubblici responsabili dell’assistenza e del recupero dei disabili, nell’accesso a finanziamenti per la formazione e l’occupazione di lavoratori svantaggiati e nella promozione commerciale del contenuto sociale dei prodotti agricoli.

Il miglioramento della qualità dei servizi erogati alle categorie svantaggiate nelle fattorie sociali, ha evidenziato che alla produttività e all’efficienza si uniscono, elevate prestazioni di cura e riabilitazione.

Dai dati raccolti dall’Università di Pisa e A.R.S.I.A. per la Toscana e dall’Università della Tuscia di Viterbo per il Lazio ed I.N.E.A., sono emerse le caratteristiche della ricaduta sociale/territoriale dei progetti e servizi creati dall’agricoltura sociale sulla comunità locale:

  • i servizi erogati consentono di allargare tipologia e gamma dei servizi diffusi sul territorio, anche a fronte di una riduzione delle risorse disponibili per finanziare i sistemi di welfare;
  • consentono di stabilire nuove reti multi-stakeholders promuovendo la rigenerazione del capitale sociale ed accrescendo la reputazione di questi territori;
  • favoriscono la presa in carico e la responsabilità degli operatori privati rispetto alla comunità locale, stimolando la rivisitazione dei concetti di accoglienza, reciprocità e apertura che rendono le aree rurali attraenti dall’esterno;
  • assicurano la tessitura di legami improntati sulla responsabilità sociale, dell’imprese e della comunità locale;
  • realizzano specifici servizi di prevenzione e cura improntati sulla valorizzazione di risorse specifiche, immediate.

 

In conclusione, si ritiene opportuno promuovere alcune misure di sistema allo scopo dii implementare il settore dell’Imprenditoria e dell’Innovazione Sociale quali: 

  • raccolta e divulgazione delle best practicesed implementazione della Rete delle Imprese Sociali del Lazio attraverso un Festivalsull’Innovazione e sull’Impresa Sociale con la partecipazione di università, centri studi, amministratori pubblici, attori del Terzo Settore ed imprenditori sociali, allo scopo di sviluppare una rete che sarà funzionale per tutto il struttura socio-economica e del welfare regionale. Il coinvolgimento di una pluralità di soggetti individuali e collettivi rappresenta infatti il principale elemento distintivo dell’impresa sociale ed anche la normativa, del resto, definisce questa forma d’impresa per il fatto di coinvolgere alcuni interlocutori chiave come i prestatori d’opera (lavoratori e volontari) e i beneficiari dei servizi (utenti e loro reti sociali);
  • azioni di promozione e finanziamento dell’agricoltura sociale allo scopo di far sviluppare le esperienze più innovative d’imprenditoria agricolo-sociale; 
  • promozione e sviluppo delle imprese sociali femminili attraverso la creazione di uno piattaforma lavorativa che diventi un vero e proprio laboratorio di coworking, la creazione di nuove imprese sociali femminili e uno spazio Agorà di promozione per la commercializzazione dei prodotti delle artigiane e delle donne imprenditrici;
  • sostegno alle imprese sociali del settore del turismo sociale attraverso la creazione di una rete di sostegno alle imprese e di un marchio di qualità per le imprese che aderiranno alla rete. Si considera di notevole importanza inoltre sviluppare eventi culturali sul territorio nazionali ed internazionali allo scopo di diffondere il turismo sociale nel Lazio.

di Massimo Testa (La Canaperia Italiana)

Pubblicato in Agricoltura Sociale
Martedì, 05 Luglio 2016 12:10

Coltivazioni

Una selezione di foto delle nostre coltivazioni:


Pubblicato in Foto
Martedì, 05 Luglio 2016 09:24

Prodotti

 



Biscotti

 

   

Farina

 

   

Olio

  

  

Pane

Pubblicato in Foto
Giovedì, 23 Giugno 2016 07:33

Il Settore

di Valerio Zucchini.

Si conviene con l’opinione comune che nei secoli scorsi la Canapa Italiana fosse la migliore qualitativamente, proprio per le caratteristiche delle varietà tradizionali e per i sistemi di lavorazione con la macerazione in acqua di torrenti oppure in maceratoi appositi come nella mia zona dove sono diventati addirittura patrimonio culturale da tutelare.

La Canapa è stata bene comune per la nostra rinascita economica tra la prima e la seconda guerra mondiale fonte di grandi business e introiti per lo sviluppo, fino al momento della introduzione sul mercato delle fibre sintetiche e alla successiva propaganda estera al riguardo degli effetti psicotropi negli anni 60° con riferimento ai “figli dei fiori”, mentre gli Americani coniavano il nome “ Marijuana” legato alle varietà ad alto contenuto di TH Quanto detto lo conoscono tutti ma in pochi sanno che le nostre coltivazioni di allora contenevano THC a valori molto più bassi ( 3 – 5% secondo i metodi di determinazione odierni) di quelli reperibili nel prodotto ludico oggi, tanto per dare una nota di colore, quelli che andavano a “battere” ( togliere le foglie dagli steli prima della macerazione) era nominati “i ridaru” ( quelli che ridono), questo per dire che le proprietà della Canapa sono da sempre state note, e il popolo conviveva con esse.

La fine della nostra epoca d’oro della Canapa arriva 2 decenni dopo la seconda mondiale, tutta la filiera produttiva si sposta nei paesi dell’Est.

Europeo gestiti dalla Russia attraverso il COMECOM e nella Jugoslavia per un effetto dei costi di produzione e richiesta di materia prima da noi sostituita dalle fibre sintetiche.

Ecco che a questo punto l’industria Russa riprende i progetti delle macchine di lavorazione Americane e Fiamminghe per incrementare le produzioni e ridurre i costi, la HIMLEMACH, piazza decine di linee di produzione nell’est Europa, mentre il nostro meccano/tessile pian piano muore ( F.lli Bolelli, Gardella, i più famosi) all’estero Makie, mentre sopravvivono, industrie storiche francesi DePorter, Union, Demeter, Temafa in Germania, che però storicamente lavorano solo il lino, che pur essendo una pianta da fibra liberiana, nulla ha che spartire con la Canapa.

Volendo concludere sul tema dello stato dell’arte, posso affermare senza timori di smentite che la più avanzata tecnologia impiantistica relativa alla Canapa è stata sviluppata nei paesi dell’est Europa, negli anni dal 60 – fino all’ 94, mentre tecnologie similari per il lino sono ormai consolidate da più di un secolo ancora oggi valide.

La spinta della comunità Europea dal 1998 alla coltivazione delle fibre naturali ha prodotto metodi di coltivazione e lavorazione, nuovi con lo scopo di ridurre i costi di produzione, ma lo scopo è stato disatteso per il basso livello qualitativo del prodotto finale, infatti la fibra in maggioranza destinata al settore dell’auto dovendo necessariamente passare per macchine meccaniche multi aghi, viene ovviamente rifiutata se il contenuto di parti legnose supera il 3% in peso, relegando anche il prodotto al prezzo delle fibre provenienti dal sudest Asiatico ( macerate in acqua e stigliate a mano) quindi in assenza di canapulo.

L’insistenza e la cocciutaggine dei nostri cugini d’oltralpe appoggiati dalle lobby del Lino, la spinta economica derivante dai Coffeeshops in Olanda, hanno mantenuto la Canapa in vita in tutti i paesi del nord Europa, valorizzando da prima il canapulo come lettiere per animali cavalli soprattutto, poi negli ultimi dieci anni per le costruzioni, calce e Canapa, riprendendo un metodo costruttivo antico come il mondo ma non propriamente Italiano.

Di recente negli ultimi anni la parte alimentare e nutrizionale è diventata di primaria importanza formando nuovi equilibri sul mercato mondiale, il tutto basato su varietà selezionate appositamente per la parte nutrizionale, semi e olii, il Canada è il leader del mercato, dato che della Cina ben poco è dato a sapere.

Una parte nuova del settore Agro-alimentare o meglio il settore relativo agli integratori alimentari proteine, farine proteiche, assieme alla sezione parafarmaceutica, rappresenta oggi la nuova frontiera di sviluppo della filiera con prodotti estremamente raffinati che il mercato dettaglio vengono venduti a prezzi elevatissimi, da 8K a 36.000 € /ton, senza contare tutta il gruppo dei prodotti per la parafarmaceutica che hanno dei prezzi ancora superiori.

La parte relativa alle fibre invece ha perso d’interesse prima per la mancanza di una vera e propria funzione nel mondo del tessile, poi per una progressiva migrazione dei laboratori di filatura, fino al momento della riscoperta del mondo del nonwoven – altrimenti detto tessuto non tessuto e applicato al mondo delle automobili, ma anche a tutto il comparto della edilizia come isolante per intercapedini, quest’ultimo oggi sostanzialmente esaurito con l’entrata in vigore delle nuove norme di isolamento termico e acustico degli edifici. Infatti il costo della fibra influisce in maniera preponderante sul costo degli isolanti ad alta densità favorendo quei prodotti fatti con materiali a più alto peso specifico (fibre di legno, riciclati, cellulose, ecc.) sempre e comunque prodotti da bio-architettura.

Di fibre si sente molto parlare ma purtroppo senza cognizione di causa, a volte per ignoranza o per incompetenza oppure molto più semplicemente per interesse di parte, tanto che ritengo di dover mettere in chiaro alcune delle menzioni che circolano sul mercato al fine di una miglior intesa.

Fibra industriale: come menzione questa non esiste tra le tante è proprio la meno appropriata per la definizione di un prodotto che elenco qui sotto cercando di delle dare spiegazioni semplici e precise.

Per fibra industriale si intende generalmente una fibra corta tra 2,5 – 10 cm. di lunghezza con una percentuale di residuo canapulo che i migliori impianti Tedeschi stimano non superiore al 3% ottenuto facendo passare gli steli di Canapa raccolti in modo disordinato (rotoballe o balle quadre) in un mulino macinatore, per separare le due parti con vagli successivi macchine . Spesso però questi prodotti hanno percentuali di canapulo e polveri decisamente maggiori (fino al 10 -15%) che non possono essere impiegate così come sono nel settore dell’auto necessitando di ulteriori passaggi in macchine di apertura e selezione aumentando costi e riducendo le rese.

Per dovere di chiarezza la famosa “fibra industriale” anche una volta pulita per bene non potrà essere impiegata nel mondo del tessile inteso come produzione di filato per vestiario ma unicamente per produzioni a titolo grossolano, sempre ammesso che sia rimasto in essere in Italia una filatura che possa lavorare fibre di Canapa al naturale.

Per contro è in modo chiaro e preciso che si riesce a definire la fibra lunga o lungo tiglio che se macerata in modo corretto sia in campo che acqua (bio-macerazione) che segue quelle tradizionali prassi di prima lavorazione, che hanno nel tempo reso famosa la nostra produzione, purtroppo a conoscenza dello scrivente non esistono più impianti in Italia capaci di eseguire la prima fase di pettinatura e di formazione dello stoppino base per la filatura.

La fibra lunga o lungo tiglio si potrebbe definire in modo molto più semplice a canapulo polveri ZERO tale da poter aggredire il mercato dell’automobile o dei nuovi bio-compositi in concorrenza con la fibra estera in attesa di una rinascita di quello che era il filato e il tessile tradizionale.

La frazione del canapulo che rappresenta 2/3 della biomassa secca prodotta dalla coltivazione, che tradizionalmente era bruciata, oggi con riferimento proprio alle normative Europee sull’isolamento acustico oltre che termico è divenuto un attore importante della sperata ricostruzione della filiera della Canapa, proprio perché se associato a calce o altro materiale da costruzione, rispecchia i dettami imposti dalle nuove normative, oltre a superare abbondantemente i test legati alla sua infiammabilità, tale da poter essere usato anche in edifici pubblici come scuole e ospedali, cosa sempre negata agli isolanti di fibra naturale.

Il canapulo acquisisce valore solo se viene immesso sul mercato in confezioni  ermetiche all’acqua per essere utilizzato nei cantieri edili, inoltre il confezionamento conferisce al prodotto una densità maggiore tale da ridurre i volumi e quindi di conseguenza i costi di trasporto, naturalmente l’impiego del prodotto a Km/0 favorisce il suo LCA, ma influisce nettamente sul prezzo di vendita che da c.a. 300 €/t. scende drasticamente a 120 – 135 €/t.

In conclusione il canapulo nelle sue varie frazioni dimensionali, grosso, medio, piccolo, solo se è accuratamente imballato, con un bassissimo contenuto di polveri e privo di fibre può essere venduto.

Solo ed unicamente a scopo esemplificativo di seguito una ipotesi economica dei ricavi producibili da una coltivazione gestita in trivalenza di prodotto.

Conto ricavi, basato su varietà monoica che permetta di sfruttare l’intero stelo oltre alla raccolta del seme.


Semi mondati e raccolti per ettaro 700 kg/ha umidità 9% (dato medio):

 

Prodotto Resa t/h Prezzo Medio € Totale €
 Fibre 23,0% 1,84 550 1.012,00
 Canapuli 62,0% 4,96 300 1.488,00
 Semi 8,8% 0,70 1.350 945,00
totale entrate/Ha 3.445,00
 
   % €/tonnellata
 Agricoltore 40 1.378 172,25
 1^ Lavorazione 60 2.067 258,37

 

Mentre sul fronte più specifico delle lavorazioni per il settore Alimentare si può in modo sintetico ipotizzare ben maggiori ricavi avendo a disposizione mulini e frantoi nuovi o da riconvertire.

 

Semi mondati e raccolti per ettaro 700 kg/ha umidità 9% (dato medio):

 

  Resa KG Prezzo Medio € Totale €
 Olio estratto 22% 154 € 16,00 2.464,00
 Farine Proteiche 20% 140 € 25,00 3.500,00
 Farine Fibrose 45% 315 € 12,00 3.780,00
totale entrate/Ha 9.744,00
 

 

 

Una ulteriore opportunità  per le piccole imprese è rappresentata dalle possibilità offerte dalla estrazione dei prodotti nutraceutici  per il settore parafarmacologico.

Infatti la Canapa offre la possibilità d’estrazione di vari principi attivi molti dei quali non sono psicotropi, oppure degli oli essenziali. La coltivazione specializzata per detti prodotti, può essere in alcuni casi sia in pieno campo che indoor, con tecniche non molto diverse dalla coltivazione tradizionale, o anche con il metodo definito “sinsemillia” generalmente indoor.


Olio essenziale

(ottenibile dalle cime) 1/10 di 8 t/h 1 % =  Kg. 8 di estratti prezzo di vendita medio € 3.800

Prezzi da € 25 a 108 confezioni da 10 ml

Estrazioni dei principi attivi (CBD – CBG) non psicotropi

                                     (THC – CBN) psicotropi

Prodotto estratto 75 g./m2 coltivazione prodotto da lavorare:

Per essere portato sul mercato e in forma ammissibile secondo UNDOC “Ufficio Droghe & Crimine Nazioni Unite” sotto la formula:

 

X = THC + CBN / CBD

se il rapporto risulta < 1 non è Droga

se il rapporto risulta > 1 è Droga

Un prodotto preso ad esempio (1% THC + CBN - 12% CBD) prezzo = € 200.000 Kg.

  • Confezioni da 10 ml (info da Danimarca 1500 kr. in € 202)

La coltivazione in campo di alcune varietà che abbiamo 0 THC è in avanzato stadio di realizzazione, in Francia, mentre il CRA Italiano sta lavorando al proposito.

La raccolta delle cime in pieno campo nella dovuta stagione non preclude in seguito la raccolta della restante parte degli steli, che in qualche caso e con i dovuti accorgimenti si riesce anche a portare a seme la coltivazione, di certo la si può tagliare e andanare per seguire il processo della estrazione delle fibre e utilizzo del canapulo.



Dettagli

Varietà di Canapa

Caratteristiche salienti

Le varietà di Canapa Italiana registrate nell’elenco EU sono relativamente poche, in genere tutte tradizionali di tipo dioico ( maschio e femmina su steli diversi) mentre sono in via di registrazione e di lancio sul mercato a cura del CRA, con l’ausilio di qualche impresa, le varietà monoiche Italiane (maschi e femmine sullo stesso stelo).

Il mercato del seme di Canapa oggi gestito da:

ASSOCANAPA SRL con la varietà tradizionale Carmagnola e una esclusiva di vendita di tutte le varietà Francesi, oltre alle varietà che il consorzio Francese ha come esclusiva dall’Ucraina.

FIBRANOVA SRL con le varietà CS Carmagnola Speciale, Fibranova ed alcune altre ma non presente sul mercato.

TOSCANAPA con le varietà Ungheresi KC Dora e Monica

VALERIO ZUCCHINI Consulting & Trading con una varietà UZO 31 di provenienza Tedesca e Finola Norvegese specializzata particolarmente per olio.

ELETTACAMPANA srl con una varietà tradizionale di tipo dioico recentemente recuperata

Le differenze tra le varietà sono importanti e definiscono in dettaglio i metodi di coltivazione, tempi di semina tempi di raccolta, macchine e sistemi per le operazioni in campagna.

Le differenze più evidenti sono le dimensioni delle tradizionali nei confronti delle varietà moniche, che per loro natura sono decisamente più costanti nelle loro fasi fenologiche ma soprattutto le dimensioni sono più idonee alle meccanizzazioni con tempi di maturazione semi molto più ridotti.

 

Metodi e macchine

La scelta del metodo e del tipo di produzione che si intende ottenere è strettamente legato alle scelte delle varietà, le caratteristiche specifiche della coltivazione, le epoche di raccolta nonché i metodi di raccolta e trasporto dalla campagna alla industria in breve qui sotto elencate.

 

Sezione agricola

Semina si esegue con macchine tradizionali o di precisione in funzione dei casi specifici ma non risultano criticità per qualsiasi metodologia si intenda applicare ivi compresa semina sul sodo con opportune macchine.

Raccolta del seme : effettuabile con macchine tradizionali compatibilmente alle dimensioni delle varietà. Le varietà tradizionali sono generalmente troppo alte per le trebbie concepite per prodotti bassi sorgo o grano.

Raccolta della fibra : sono disponibili solo attrezzature da fienagione inadatte al taglio e messa in andana ordinata per il successivo rivoltamento e raccolta in balle a falde ordinate ( vedi esempio la filiera del lino). Per la raccolta da fibra oggi si utilizzano barre di taglio mono o multiple e/o condizionatrici che lasciano sul campo un prodotto che viene raramente rivoltato, la tecnica non permette poi di riprendere il prodotto in falde ordinate.

Imballatrici per balle sia quadre che rotonde generalmente da fieno raccolgono il prodotto random e come tale viene riproposto ai sistemi di pulizia in modo casuale e che per questo motivo non sono in grado di restituire un prodotto a separazione perfetta così come richiesto dal mercato.

Un metodo non molto noto ma che è pur valido anche se presenta dei criteri che sono fuori dalla nostra tradizione agricola, conosciuto come raccolta primaverile, si esegue lasciando in campo gli steli in piedi senza tagliarli a trascorrere l’inverno fino alla primavera successiva o entrando in campo durante la stagione invernale con il terreno gelato. La tecnica ottiene la macerazione attraverso i batteri aerobici con il ridotto attacco di funghi, tale che sia il canapulo che le fibre ottenute non hanno cattivi odori come molto spesso avviene durante la fase di essiccazione o macerazione a terra soprattutto se non si rivolta l’andana.

 

 

Prima lavorazione alimentare

Raccolta del seme su varietà mediamente alte fino a 2,4 m. è fattibile con macchine combinate standard ma il prodotto per sua natura ha la necessità di un essiccatoio da campo o al centro di raccolta al fine di ridurre l’umidità tale da impedirne la fermentazione. Le macchine sono disponibili sul mercato, mentre per le piccole quantità, il telo, l’aia e l’aria estiva hanno sempre dato il risultato.



Prima lavorazione stelo

La prima lavorazione dello stelo è dipendente dalle necessità del prodotto finale che si vuole ottenere ed anche strettamente legato al prodotto in arrivo e dal suo sistema di raccolta.

Un prodotto in rotoballa o balla quadrata non potrà in modo industrialmente economico produrre fibre pulite a canapulo zero, mentre potrà produrre fibra corta con un residuo di canapulo più o meno alto tale da poter essere impiegata unicamente per TNT ( tessuti  non tessuti) termo fissati.

Il prodotto fibra lunga o lungo tiglio a canapulo zero per il tessile, lavorazioni TNT per auto agugliati meccanicamente è ottenibile unicamente da steli interi in falda ordinata, vedi linee per lavorazione del lino, ma con macchine di idonee dimensioni .

I fallimenti dei progetti passati dimostrano che risulta molto più semplice acquisire linee di lavorazione specifiche per Canapa, ormai note da 60 anni piuttosto che cercare di adattare la Canapa alle macchine da lino, oppure tentare di tagliare gli steli a metà ; Inoltre ad un esame attento le macchine da Canapa risultano meccanicamente diverse dalle macchine tradizionali da lino.

La raccolta primaverile fatta con tradizionali macchine trincianti rappresenta una semplificazione valida al processo per ottenere fibra corta e canapulo di ottima qualità; il metodo permette se gli steli vengono raccolti interi di operare con macchine tali da ottenere la fibra lunga “il lungo tiglio” a canapulo zero.

 

Bacini e aree d’influenza in funzione delle capacità impiantistiche

Le capacità impiantistiche oggi note e collaudate sono:

  • Solo fibra corta con lavorazione e imballo del canapulo con capacità da 4 – 8 ton/ora
  • Fibra lunga e corta con lavorazione e imballo del canapulo con capacità da 2,5 – 3 ton/ora
  • Solo fibra industriale con lavorazione senza imballo del canapulo con capacita da 1 -2 ton/ora
  • Solo fibra industriale con lavorazione (come punto 3) raccolta primaverile cippato

Le aree di influenza sono strettamente legate al territorio e dipendenti dai costi d’investimento impiantistico, e quindi risulteranno sempre più grandi in funzione delle necessità di materia prima impiantistica .

  • 40 ton/giorno x 220 g/anno = 8800 ton/anno = media ponderale = 1000/ha.
  • 22,5 ton/giorno x220 g/anno = 4900 ton/anno = media ponderale = 620/ha.
  • 12 ton/giorno x 220 g/anno = 2640 ton/anno = media ponderale = 330/ha.

Fermo restando che si deve considerare un raggio d’influenza del centro di recupero paglie in quello che viene in maniera molto semplicistica definita una “giornata di camion” in considerazione del fatto che i costi di trasporto sono rappresentati soprattutto dal tempo di carico e scarico più che dal costante costo kilometrico di trasferimento oltre che a prendere visione delle condizioni specifiche si può dire che nell’ambito di 4 o 5 impianti situati strategicamente sul territorio sarebbero certamente in grado di soddisfare l’esigenza di smaltimento delle paglie su tutta Italia, fermo restando che questi possano produrre tutti i prodotti che il mercato richiede.

La sezione di filiera riguardante il seme può essere più frazionata rispetto alle lavorazione delle paglie infatti i costi d’investimento per piccoli impianti industriali o addirittura artigianali risultano più alla portata, anche se si manifestano fin da subito le criticità per il controllo qualitativo dei prodotti destinati alla alimentazione.

La filiera della Canapa avrebbe davanti delle inimmaginabili opportunità se solo si avesse la possibilità di gestire la stessa nei termini di tutte le coltivazioni agricole, pur mantenendo fermo la regolamentazione dettata dalla Comunità Europea e nel rispetto dei vincoli delle Nazioni Unite.

Ciò premesso, si dovrebbe:

Applicare la circolare del Ministero della Salute che autorizzerebbe di fatto all’immissione sul mercato di prodotti con tracce di THC non superiore alle quantità ammesse dalla Comunità Europea

Modificare le norme per la pubblicità essendo la Canapa nell’elenco dei prodotti proibiti

Applicare i contenuti e le raccomandazioni delle Nazioni Unite in materia di droga per dare un forte impulso alla produzione artigianale e/o  industriale per prodotti parfarmaceutici  quali integratori alimentari. 

Favorire la nascita di poli di raccolta e lavorazione delle paglie,  completi per l’estrazione delle fibre, in particolare le fibre a contenuto zero di canapulo  e del canapulo per la bioedilizia completo di imballo ermetico all’acqua.

Consolidare nuove attrezzare per  l’agricoltura e l’industria della Canapa  con mezzi idonei e specifici per la coltivazione della stessa e non con sistemi e macchine prestate da altre filiere (vedi il lino) che tanto danno hanno arrecato alla Canapa .

Occorre inoltre il riconoscimento da parte delle autorità per l’inserimento della Canapa come pianta oleosa,  specifica oggi solo riconosciuta al Lino tra le piante da fibra liberiane

Non ultimo riterremmo importante l’obbligo di riportare sull’ etichetta  di tutti i prodotti alimentari derivati l’indicazione della  varietà del seme usato e della  relativa provenienza, per ottenere il massimo della tracciabilità

E’ indispensabile una organizzazione FEDRERATIVA NAZIONALE che possa riunire le varie Associazioni Regionali che si sono formate sul territorio tale da poter gestire in modo bilanciato gli interessi di filiera e non gli interessi privati di singole Aziende che determinano l’andamento e gli indirizzi di tutta la filiera Italiana della Canapa; l’ organismo dovrebbe avere anche il compito di indirizzare i vari coltivatori o operatori del settore nelle scelte per le migliori varietà, metodi, punti di raccolta, con consigli interessati unicamente allo sviluppo della filiera Canapa indipendentemente dalle varie organizzazioni e società patrocinanti.

 

Conclusioni :

  • Promuovere l’intero comparto mettendo in primo piano le nuove applicazioni a più alto valore  aggiunto, alimentare, cosmetico, parafarmaceutico  ( tracce di THC  o tolleranze % nei prodotti);
  • Promuovere le applicazioni in edilizia del canapulo che è 2/3 della coltivazione;
  • Istituire almeno 4/5 centri di raccolta e lavorazione  delle  paglie per l’estrazione del canapulo e la lavorazione delle  fibre pulite a canapulo 0  o x lungo tiglio pronte per le nuove tecnologie dei compositi  o per la ricostruzione del settore tessile;
  • Indispensabile una regolamentazione del settore che permetta la commercializzazione dei prodotti, con provenienza esposta in etichetta, oltre a una tracciabilità che non lasci dubbi;
  • Le contribuzioni e le agevolazioni dovrebbero poter giungere anche agli Agricoltori  convogliando verso l’agricoltura  parte  dei contributi e stimoli finanziari  tali  da promuovere l’adozione di tecniche che permettano l’ottenimento di materie prime idonee alle esigenze di trasformazione dei nuovi prodotti;
  • Equiparazione della Canapa  al Lino anche nel settore semi  per olio.

 

Pubblicato in Canapicoltura
Mercoledì, 29 Giugno 2016 18:18

Agricoltura Sociale


La Canaperia Italiana® è un’impresa sociale che ha tra i suoi obiettivi lo sviluppo di progetti e servizi di Agricoltura Sociale (AS).

L’AS nasce alla fine degli anni ’90 con una direttiva europea sulla multifunzionalità in agricoltura che promuove la creazione di servizi socio – educativi e riabilitativi nelle aziende agricole. In Italia compaiono le prime esperienze dalla fine degli anni ‘90, anche se, in Italia, le attività agricole erano già usate a scopo terapeutico, negli anni ’60 con i primi “preti di strada” che ai tossicodipendenti facevano coltivare e allevare come forma di terapia (ergoterapia).

Nel 2005 viene fatto il primo Convegno Nazionale sull’Agricoltura Sociale al Centro Nazionale Ricerche di Roma e da allora le esperienze strutturate e i progetti si sono moltiplicate, coinvolgendo in molti casi la Pubblica Amministrazione, creando nuove linee di finanziamento pubblico e non solo, cambiando il modo di lavorare degli operatori e di dare significato ai servizi sociali da parte dei fruitori dei servizi stessi.

In Italia e nel mondo, l’AS sta diventando un modello di agricoltura sostenibile e di welfare rigenerativo, in grado non solo di offrire servizi come la pet – therapy, la terapia orticolturale e il reinserimento lavorativo, ma di creare vere e proprie “economie civili” che sviluppano circoli virtuosi di valori, scambi relazionali e scambi economici, protezione sociale e sviluppo sostenibile, in grado di offrire un’alternativa vera e propria al modello sociale ricorrente.

Questo è avvenuto anche grazie al formarsi di Gruppi d’Acquisto Solidale (divenuti nel tempo anche qualcosa di più complesso come i Distretti di Economia Solidale), nelle aziende agricole dove i servizi di AS vengono erogati, tra i genitori, gli operatori, gli amici, fino a creare le fattorie sociali che oggi cominciano a prendere la forma di vere e proprie “piccole economie locali” e che sono capaci di sostenere non solo l’agricoltore ma l’intera comunità.

Solidarietà ed economia possono stare insieme, e questa è la nostra esperienza, insieme promuovono legami forti nel tessuto sociale, tra agricoltori, associazioni, istituzioni e singole persone, formando una Rete d’Economia Solidale – RES, che sviluppa un “sistema” di Community Supported Agriculture – CSAcapace di creare e sviluppare valori etici per la comunità.

Sono i consumatori e i produttori stessi, infatti, a stabilire il valore dei prodotti in base alla loro qualità e al rispetto dei valori civici, insieme raccolgono e insieme distribuiscono, correndo dei rischi insieme se il raccolto non va bene, insieme sostengono la comunità offrendo accoglienza, nutrimento e conoscenze.

 

MO.R.E.S.

MOLISE – Rete d’Economia Solidale

La RES che la Cooperativa intende far sviluppare e promuovere, ha una visione dell’agricoltura sociale che supera i limiti di una visione “personalistica”, destinata solo a persone svantaggiate (e alle loro famiglie), ma la amplia, rivolgendo il proprio sguardo a tutto il territorio che diventa il vero oggetto dell’intervento di “pedagogia di comunità” e fa diventare l’azienda agricola, una fattoria sociale.

I membri della RES sono prevalentemente imprese, cooperative, associazioni e gruppi informali di cittadini, ma vi possono aderire tutti i soggetti coinvolti in vario modo e che intendono impegnarsi per lo sviluppo dei Principi della Rete che promuove una RES agricola e sociale nel Molise con il progetto MO.R.E.S. – Molise Rete d’Economia Solidale (mores dal latino comportamento, condotta) e che mirano alla crescita di un modello di economia e società diversi dai modelli (fallimentari) che l’economia e la finanza globali hanno proposto:

  • nuove relazioni tra i soggetti economici, fondate su principi di cooperazione e reciprocità;
  • giustizia e rispetto delle persone (condizioni di lavoro, salute, formazione, inclusione sociale, garanzia di beni e servizi essenziali) e dell’ambiente naturale;
  • partecipazione e condivisione al Progetto di rete e impegno a sviluppare progetti sostenibili e rigenerativi;
  • disponibilità a entrare in rapporto con il territorio partecipando a iniziative e progetti locali;
  • investimenti per scopi di utilità sociale (Responsabilità Sociale d’Impresa) condivisi;
  • il consumo responsabile e sostenibile, la diffusione di prodotti alimentari naturali, eco-compatibili, etici, sani e nutrienti che provengano da aziende che investono sul proprio territorio;
  • il sostegno ai piccoli produttori stabilendo rapporti diretti che garantiscano un’equa remunerazione;
  • la creazione e la promozione in accordo con la Pubblica Amministrazione (servizi sociali, ASL), associazioni, cooperative sociali e di volontariato, di servizi psicopedagogici, riabilitativi, d’integrazione socio-lavorativa.

 

 

Mercoledì, 29 Giugno 2016 18:20

La Lavorazione

La lavorazione della fibra di canapa consiste, essenzialmente, in due fasi: la prima, chiamata “stigliatura”, che separa la fibra (la parte esterna dello stelo di canapa) dal canapulo (la parte legnosa interna). La seconda, la cosiddetta “pettinatura”, è un processo attraverso il quale si effettua un ulteriore lavorazione della fibra, togliendo eventuali residui di canapulo, per renderla più omogenea e prepararla al successivo processo di filatura.

Un ettaro di canapa coltivata si traduce in circa 10.00 Ton di paglia ( media ponderale) che viene sottoposta alla fase di stigliatura. L’90% del risultato si trasforma in sottoprodotti: canapulo 70%, stoppe di stigliatura 10%, polveri 10%. Il 10% è stigliato lungo tiglio e viene sottoposto al processo di pettinatura. Il 40% si trasforma in sottoprodotti: stoppe di pettinatura 35%, polveri 5%. Il 60%, invece, è pettinato lungo tiglio, destinato alla filatura.

Pubblicato in Canapicoltura
Mercoledì, 29 Giugno 2016 18:19

Domande Frequenti

SEZIONE IN ALLESTIMENTO

Pubblicato in Varie
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