Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti. Per maggiori informazioni o negare il consenso, leggi l'informativa estesa. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.

AGRICOLTURA SOCIALE



L'impresa sociale, il motore del cambiamento

L’ultimo censimento ISTAT ha evidenziato come il Terzo Settore sia il comparto più dinamico dal punto di vista occupazionale.

In dieci anni il numero delle cooperative sociali è raddoppiato raggiungendo le 12.000 unità e 365.000 addetti, 35.000 sono persone delle categorie svantaggiate di cui la metà sono disabili, seguiti dai malati psichici, tossicodipendenti, alcoldipendenti e detenuti,, più altri 20.000 addetti considerati categoria svantaggiate ai sensi del Regolamento CE 800/2008 (nuove povertà: giovani ed ultracinquantenni disoccupati, famiglie a basso reddito).

Il fatturato aggregato si attesta sui 12 miliardi di euro dii servizi resi a 7 milioni di cittadini, coinvolgendo più di 40 mila volontari.

Il saldo occupazionale in 10 anni delle cooperative sociali, su quello complessivo nazionale, è del 38%.

 

Ma la crisi che stanno attraversando i servizi del welfare, riguardaprincipalmente la spesa pubblica e l’efficienza delle politiche pubbliche, ma anche lacapacità di mettere in relazione la domanda con l’offerta, adeguando quest’ultima all’aumentoe alla richiesta di differenziazione della prima.

Con la domanda di servizi, i cittadinichiedono oggi di unire criteri di equità, efficacia ed efficienza.

La Pubblica Amministrazione, nella visione della Social Innovation, si occupadel primo criterio (equità), mentre gli altri due dovrebbero essere terreno di competizioneper le realtà organizzate, attive nello spazio sociale.

 

L’impresa economica profit può garantireefficienza, ma rappresenta una formula organizzativa poco efficace per rispondere abisogni collettivi ad alto contenuto simbolico e relazionale. Viceversa l’impresa sociale si è dimostrata una formula organizzativa che può competere sulpiano simbolico, adottando anche criteri di economicità perché agisce su un concetto dimercato più ampio di quello tradizionale, basato sul solo criterio di profitto economico.

 

Anche la crisi economica globale ha presentato una sfida ancora maggiore per il nostro modo di affrontare i bisogni umani più basilari della società. 

E’ drasticamente diminuita la spesa nei sistemi di welfare pubblici dei Paesi occidentali e, di conseguenza, l’Impresa Sociale (Social Entrepreneurship) e l’Innovazione Sociale(Social Innovation) sono visti come un’opportunità per affrontare le questioni sociali in presenza di risorse pubbliche limitate.

Ma la crisi economica ci pone di fronte a domande sempre più complesse sullo sviluppo economico, la salvaguardia dei posti di lavoro e il rilanciodella competitività.

 

Come può un modello imprenditoriale, quale è quello dell’impresa sociale che coniuga criteri di produttività con finalità sociale contribuire al rilancio dell’economiae, più nello specifico, far ripartire lo sviluppo sia in termini economici che sociali?

Nella visione della sussidiarietà cooperativa o sussidiarietà circolare non si tratta di sostituire o sottomettere un modello in sofferenza, quello della piccolaazienda profit, a un altro modello, quello dell’impresa sociale, che è in fase di sviluppo.

Si vuole piuttosto valorizzare e arricchire il sottosistemaeconomico e quindi il mercato con modalità del fare impresa innovative e complementariai modelli tradizionali.

Le caratteristiche, i punti di forza del modello di impresa sociale sono stati più volte richiamati:

flessibilità, attenzione agli aspetti relazionali e motivazionali, sviluppo del capitale

umano, dimensione fortemente localistica, organizzazione multi-stakeholder.

Valorizzando questi aspetti, la disciplina dell’impresa sociale come delineatanel d.lgs. 155/2006 può essere opportunamente utilizzata  nell’ambito delle politicheindustriali e delle politiche del lavoro. In tale direzione, in questo ultimo anno sonostati avviati alcuni progetti sperimentali che riguardano lo sviluppo di imprese sociali comeforme di accompagnamento alla riconversione di piccole aziende profit in crisi e/o comestrumento per la ripresa del mercato del lavoro. Tali imprese sociali sono state definite “save company”.

 

A livello nazionale, il D. Lgs. n. 155 del 2006, in attuazione della L. D. n.118 del 13 giugno 2005, ha introdotto nel nostro ordinamento l’impresa sociale, la quale non è un nuovo soggetto di diritto, bensì una nuova veste giuridica finalizzata a costituire uno strumento di unione per due categorie di enti giuridici in apparenza dicotomici, importando il concetto di imprenditorialità quale elemento strutturale degli enti senza scopo di lucro. L’iter legislativo si è concluso nel gennaio del 2008 con l’emanazione dei decreti necessaria dare attuazione alla disciplina dell’impresa sociale. In particolare, i quattro provvedimenti in questione riguardano:

  • la definizione dei criteri quantitativi per il computo della percentuale dei ricavi complessivi dell’impresa;
  • la definizione degli atti che devono essere depositatipresso l’ufficio del registro delle imprese;
  • le lineeguida per la redazione del bilancio sociale;
  • le lineeguida relative alle operazioni straordinarie.

 

In tal modo, il settore non profit viene dotatodi uno strumento caratterizzato da una maggiore soliditàe viene introdotto il concetto di imprenditorialità qualeelemento strutturale degli enti senza scopo di lucro. Ilconcetto di “impresa”si associa quasi sempre a un’attivitàdi tipo commerciale, finalizzata all’esclusivo soddisfacimentodegli interessi dei soggetti che ne detengonoil capitale. L’istituto dell’impresa sociale dimostra comenon è affatto scontato che ogni impresa debba inevitabilmenteuniformarsi all’esclusivo obiettivo della ricercadel massimo profitto. Una concezione che cristallizza unanecessità ampiamente diffusa nel terzo settore e che rappresenta un passaggio cruciale nella marcia di avvicinamentodegli enti senza scopo di lucro al “mercato” e che,oggi, trova ulteriore consenso nel mondo politico e nellasocietà civile.

 

Non per ultima, l’Unione Europea che con la Dichiarazione di Strasburgo del 17 gennaio 2014 afferma che “Occorre reinventare il modello economico e sociale europeo: abbiamo bisogno di una crescita più equa e più verde, radicata nei territori, di un modello che valorizzi la coesione sociale come autentica fonte di benessere collettivo.Le imprese sociali sono riconosciute quale veicolo di coesione sociale ed economica in tutta Europa poiché contribuiscono a creare un'economia sociale di mercato pluralista e resiliente. Partendo dai punti di forza di una lunga tradizione in materia di economia sociale, gli imprenditori sociali rappresentano anche un motore del cambiamento, in grado di trovare soluzioni innovative alle grandi sfide odierne. Agendo nell'interesse generale, creano posti di lavoro, forniscono prodotti e servizi innovativi e promuovono un'economia più sostenibile. Grazie ai valori di solidarietà e responsabilizzazione su cui si fondano, sono artefici di opportunità e speranza per il futuro.”

 

Esperienze in Italia

In Italia sono numerose e sempre in dinamica evoluzione le esperienze innovative che, in controtendenza, sono oggi in crescita e producono reddito, posti di lavoro, benessere sociale.

Numerose le esperienze di piattaforme on line di servizicollaborativi (sharing economy), di green economy, upcycling (riciclo creativo), coworking o di filiera alimentare che coinvolge carcerati e disabili (agricoltura sociale).

Numerose anche le testimonianze di cooperazione tra imprese sociali e Pubblica Amministrazione come quella tra AEres e il Comune di Venezia che hanno stipulato un Patto di Sussidiarietà attraverso il quale il Comune di Venezia riconosce ad AEres una funzione pubblica in termini di promozione, sostegno e valorizzazione dell’economia sociale e solidale in città. AEres nasce nel 2008 al termine di un percorso avviato dal Comune di Venezia per agevolare lo sviluppo sinergico e la collaborazione dei soggetti che operano nell’ambito dell’economia etica nel territorio veneziano, perseguendo la costruzione di una Rete di Economia Solidale (RES) e la creazione di condizioni idonee alla nascit adi un distretto di Economia Sociale veneziano. Possono aderire ad AEres soggetti collettivi privati o pubblici (di natura economica e non) ed imprenditori individuali che pratichino, nel territorio della provincia di Venezia, attività che attengono agli ambiti dell’altra economia, che si impegnino a realizzare attività socialmente utili.

 

Un altro esempio con la PA sono le attività progettuali in fase di sperimentazione nella regione Lombardia sono state organizzate in due direzioni.

La prima si concentra su azioni di spin-off organizzativo imprenditoriale da parte dell’impresa sociale verso l’azienda profit. In tale contesto ciò avviene mediante modalità basate sulla trasformazione del vecchio assetto proprietario delle imprese in azionariato allargato alla partecipazione dei lavoratori, per svolgere servizi accessori alla stessa impresa o per avviare ex novo attività di esternalizzazione di attività produttiva.

La seconda attività progettuale in fase di sperimentazione, riguarda più nello specifico il ruolo dell’impresa sociale come strumento innovativo di ammortizzatore sociale. Tale attivitàha come beneficiari diretti i lavoratori a rischio di espulsione dal mercato del lavoro in seguito alla crisi della loro azienda profit. A tali lavoratori, mediante forme di partenariato tra imprese sociali e le stesse aziende di appartenenza, vengono proposte attività tesealla riqualificazione professionale e al ricollocamento lavorativo, senza uscire dal mercato del lavoro.

Si propone così una tipologia di relazione del tutto nuova tra impresa profit, non profit e amministrazione pubblica.

Viene capovolta completamente la logica delle esperienze sinoad ora maturate nell’ambito della collaborazione profit/non profit, basate sul sostegnofinanziario e di gestione manageriale che le profit offrono alle non profit per la realizzazionedi progetti nell’ambito sociale.

Al contrario, l’impresa sociale si propone all’impresa profitin crisi entrando nella gestione economica dei costi e ricavi dell’azienda.

 

Notevoli anche i risultati ottenuti nei progetti di azioni dal basso per nuovispazi pubblici come L’ExFaddadove il comuneSan Vito dei Normanni in provincia di Brindisi, ha messo a disposizione di una cordata di organizzazioni locali, attive nei campi dellacomunicazione, della cultura e del sociale, uno stabilimento enologico abbandonato da50 anni. Oggi lo spazio (di 4 mila mq al coperto ed oltre un ettaro di giardino) viene cogestito da organizzazioni che lo stanno trasformando inun centro per la creatività, l’aggregazione e l’innovazione sociale.

L’ExFadda è stato inaugurato “a basso regime” nell’autunno 2010, con l’aperturadi un nido per l’infanzia e di un caffè. A seguito dei lavorisono stati riqualificati e resi funzionali circa 2 mila mq di struttura.

 

La RES - Rete di economia sociale” di Caserta,invece, è sostenuta dalla Fondazione Con il Sudche ha attuato un partenariato di 32 soggetti (pubblici eprivati), con i quali s’intende promuovere e sperimentare, su una porzione del territoriocasertano, un modello di sviluppo locale integrato.

Le imprese, attraverso il Contratto “Rete di imprese per lo sviluppo locale” (ai sensi della normativa L. 99/09 e 122/10 e s.m.i.) si impegnano a collaborare e coordinare le proprie attività con le organizzazioni che utilizzano i beni confiscati alla criminalità organizzata, scambiandosi informazioni e prestazioni di natura industriale, commerciale,tecnica ed esercitando in comune una o più attività rientranti nell’oggetto della propria impresa. Per realizzare il programma le parti contraenti stanno istituendo un fondo patrimoniale comune, finalizzato sia a sostenere iniziative sociali, sia a sperimentare la creazione di un fondo di garanzia per il micro credito per soggetti svantaggiati e/o immigrati anche in un’ottica di avvio d’impresa sociale.

La stessa Fondazione Con il Sud promuove a livello nazionale numerose iniziative volte allo sviluppo dell’impresa sociale come in Campania con il progetto “Liberare la speranza”che prevede percorsi di orientamento e accompagnamento al lavoro per ex-detenuti, con un'agenzia interinale, e l'attivazione di Housing Sociale con il coinvolgimento delle famiglie o “Pescaturismo con i ragazzi di Napoli” che intende invece offrire opportunità lavorative che portino a costituire una cooperativa per la promozione del territorio attraverso il mare e il pesca turismo, formando manodopera nell'ambito cantieristico navale; in Sicilia sarà avviato il progetto “Oltre i confini” per favorire l'inserimento socio-lavorativo, con tirocini formativi, sperimentazioni di percorsi personalizzati di occupabilità presso la rete delle cooperative e delle fattorie sociali siciliane, o il progetto “Buoni dentro…e fuori” per la costituzione di un'impresa sociale con 10 detenuti che si occuperà della produzione e trasformazione delle farine di cultura biologica in pasta secca; sono previsti inoltre laboratori di arte-terapia per i figli dei detenuti. 



 

Secondo una ricerca delle Camere di Commercio del 10 febbraio 2014 la Regione Lazio è la terza Regione in Italia per start-up innovative (169) dopo Lombardia (328) ed Emilia Romagna (176).

Notevoli sono infatti le esperienze regionali maturate in questi ultimi anni come il coworking che permette di unire il bello del lavoro indipendente (la flessibilità, l’autonomia) e il piacere di condividere ciò che si fa e si sa con altri professionisti. È uno spazio personale in un ambiente aperto che supera la tradizionale idea di “ufficio" od “incubatore” e che spinge le persone che condividono inevitabilmente anche tempo,  interessi, esperienze e knowhow; o le tagesmutter(che in tedesco significa “mamma di giorno”) donne opportunamente formate che accudiscono presso il proprio domicilio un numero di bimbi aventi un’età compresa tra i 6 e i 36 mesi. In Germania questa professione è svolta comunemente anche da uomini (tagesvater) e, come in Inghilterra, Irlanda (childminders) ed in Francia (nourricespartagées), è totalmente istituzionalizzata, prevedendo l’iscrizione ad appositi albi.

 

Anche il Turismo Sociale da anni è promosso da imprese sociali che hanno come finalità principalmente il benessere dei “clients”, categorie svantaggiate come anziani, giovani,, disabili e nuove povertà e che sono maggiormente caratterizzate da attori del non profit (Associazioni, Cooperative) che cercano un sistema di promozione, marketing ,comunicazione e reddito, pari alle aziende profit che si occupano di turismo.

 

Nella Regione Lazio, inoltre, si è sviluppata l’Agricoltura Sociale che ha promosso centinaia di nuove realtà “agricolo-sociali”, le fattorie sociali, imprese sociali innovative, impegnate nella produzione agricola, prevalentemente biologica, un settore in netta controtendenza con un +58% in 10 anni (Nomisma, 2013), e nella erogazione di  servizi alla persona innovativi e d’inserimento lavorativo per le categorie svantaggiate.

 

La ricerca delle possibili fonti di reddito delle cooperative sociali di produzionee lavoro che operano in agricoltura costituisce la premessa necessaria alla valutazionedella sostenibilità economica di un’impresa agricola che si pone l’obiettivosociale riabilitare, formare ed occupare dei membri della classe svantaggiata. Tali realtàrappresentano lo strumento attraverso cui le capacità terapeutiche e riabilitativedelle attività agricole si coniugano e si integrano con la conduzione di attività produttive rivolte al mercato.

La componente produttiva e commerciale, oltretutto, è anche funzionale allo svolgimento ed ai risultati di quella sociale, in quanto, consente ai soggetti svantaggiati di confrontarsi con il mondo esterno e di percepire il valore oggettivo del loro impegno lavorativo. D’altro canto non va ignorato il contributo alla vitalità economica dell’impresa assicurato dalla remunerazione ottenuta per lo svolgimento della funzione sociale; questa può tradursi nel sostegno degli enti pubblici responsabili dell’assistenza e del recupero dei disabili, nell’accesso a finanziamenti per la formazione e l’occupazione di lavoratori svantaggiati e nella promozione commerciale del contenuto sociale dei prodotti agricoli.

Il miglioramento della qualità dei servizi erogati alle categorie svantaggiate nelle fattorie sociali, ha evidenziato che alla produttività e all’efficienza si uniscono, elevate prestazioni di cura e riabilitazione.

Dai dati raccolti dall’Università di Pisa e A.R.S.I.A. per la Toscana e dall’Università della Tuscia di Viterbo per il Lazio ed I.N.E.A., sono emerse le caratteristiche della ricaduta sociale/territoriale dei progetti e servizi creati dall’agricoltura sociale sulla comunità locale:

  • i servizi erogati consentono di allargare tipologia e gamma dei servizi diffusi sul territorio, anche a fronte di una riduzione delle risorse disponibili per finanziare i sistemi di welfare;
  • consentono di stabilire nuove reti multi-stakeholders promuovendo la rigenerazione del capitale sociale ed accrescendo la reputazione di questi territori;
  • favoriscono la presa in carico e la responsabilità degli operatori privati rispetto alla comunità locale, stimolando la rivisitazione dei concetti di accoglienza, reciprocità e apertura che rendono le aree rurali attraenti dall’esterno;
  • assicurano la tessitura di legami improntati sulla responsabilità sociale, dell’imprese e della comunità locale;
  • realizzano specifici servizi di prevenzione e cura improntati sulla valorizzazione di risorse specifiche, immediate.

 

In conclusione, si ritiene opportuno promuovere alcune misure di sistema allo scopo dii implementare il settore dell’Imprenditoria e dell’Innovazione Sociale quali: 

  • raccolta e divulgazione delle best practicesed implementazione della Rete delle Imprese Sociali del Lazio attraverso un Festivalsull’Innovazione e sull’Impresa Sociale con la partecipazione di università, centri studi, amministratori pubblici, attori del Terzo Settore ed imprenditori sociali, allo scopo di sviluppare una rete che sarà funzionale per tutto il struttura socio-economica e del welfare regionale. Il coinvolgimento di una pluralità di soggetti individuali e collettivi rappresenta infatti il principale elemento distintivo dell’impresa sociale ed anche la normativa, del resto, definisce questa forma d’impresa per il fatto di coinvolgere alcuni interlocutori chiave come i prestatori d’opera (lavoratori e volontari) e i beneficiari dei servizi (utenti e loro reti sociali);
  • azioni di promozione e finanziamento dell’agricoltura sociale allo scopo di far sviluppare le esperienze più innovative d’imprenditoria agricolo-sociale; 
  • promozione e sviluppo delle imprese sociali femminili attraverso la creazione di uno piattaforma lavorativa che diventi un vero e proprio laboratorio di coworking, la creazione di nuove imprese sociali femminili e uno spazio Agorà di promozione per la commercializzazione dei prodotti delle artigiane e delle donne imprenditrici;
  • sostegno alle imprese sociali del settore del turismo sociale attraverso la creazione di una rete di sostegno alle imprese e di un marchio di qualità per le imprese che aderiranno alla rete. Si considera di notevole importanza inoltre sviluppare eventi culturali sul territorio nazionali ed internazionali allo scopo di diffondere il turismo sociale nel Lazio.

di Massimo Testa (La Canaperia Italiana)

Condividi